“Il linguaggio segreto dei neonati”: libro utile per le neomamme

Sulla scia della maternità, che ormai sta assorbendo ogni secondo delle mie giornate, ultimamente sono sempre più attirata dalle “istruzioni per l’uso” dei nanerottoli, anche se poi spesso non riesco ad applicarle così facilmente al mio caso specifico. Ma io insisto e così mi sono imbattuta ne Il linguaggio segreto dei neonati, di Tracy Hogg. 

Trattasi anche del cosiddetto metodo E.A.S.Y., acronimo di Eat (mangiare), Activity (attività della creaturina, come il gioco, il bagnetto, il cambio del pannolino…fissare per ore le righe stampate sui cuscini del divano…), Sleep (dormire…magari ci caschi…) e You (ovvero TU e il tuo tempo. Per non dimenticare che anche la mamma ha le sue necessità).

Secondo la Hogg, infermiera specializzata in puericultura definita spesso come la donna “che sussurra ai bambini” e prematuramente scomparsa a soli 44 anni, sarebbe semplice (easy, appunto) gestire un neonato. Basterebbe trattarlo con la dignità che merita, come un adulto, e quindi non parlare a lui ma parlare con lui, imparando però prima a capire l’unico linguaggio che ha per comunicare: il pianto. 
Quindi non intenderlo come un semplice lamento, una recriminazione nei confronti dei poveri genitori disperati, ma la sua forma per far capire qualcosa del tipo: “Mamma, è inutile che mi porgi la tetta per la trentesima volta. Ho solo sonno, lo vuoi capire? S-O-N-N-O. E mentre tu mi offri per l’ennesima volta il capezzolo io sogno solo un letto confortevole! Per caso io ti piazzo in bocca un panino quando vuoi andare a dormire?!?”.
Oppure: “E’ tutto molto interessante ma io affogo nella cacca. Qualcuno può degnarsi di dare un’occhiata al mio sederino, che ormai dovrebbe somigliare molto a quello di un macaco?”.
In più secondo la Hogg i bambini amano la prevedibilità peggio di un bisbetico anziano, questo è risaputo, perciò creare loro dei riti (es. bagnetto prima della poppata della buonanotte e poi tutti a letto) non solo aiuterebbe loro a rilassarsi, così che sappiano sempre cosa aspettarsi, ma aiuterebbe anche i genitori a capire perché piangono i loro pupi.
Se il piccolo mangia ogni tre ore, per esempio, secondo tale teoria se piange dopo un’ora dalla poppata la mamma può escludere la fame e pensare ad altre ipotesi. Il tutto, però, con la flessibilità di chi deve adattare il metodo alle specificità del proprio bimbo. Il lato positivo del sistema easy sarebbe proprio la mancanza di regole rigide, che creano così tanta frustrazione nei genitori che non riescono ad applicarle, ma la possibilità di modellare il metodo alle caratteristiche specifiche del proprio bimbo.

Tutto molto bello se non fosse che non è proprio “easy”. Almeno secondo la mia esperienza. Però non mi lascio scoraggiare perché, in teoria, il pensiero della Hogg mi piace e vorrei applicarlo con il mio mostriciattolo mangione e “piagnone”. Solo che non è facile, ad esempio, far mangiare Mr. P ogni 3 ore o farlo dormire a orari prestabiliti. La Hogg consiglia di passare intere nottate a prendere il bambino in braccio e rimetterlo a letto, finchè non si convince che è quello il posto dove deve stare a quell’ora. Però io dopo un paio d’ore sono crollata dal sonno mentre Mr. P ancora piangeva come per dire: “Ho vinto io!”. Sto cercando di creare le cosiddette abitudini di cui parla in libro ma è più arduo di quanto pensassi. Forse perchè Mr. P. è ancora piccolo (ha festeggiato un mese ieri, il mio amore!), quindi restio a darmi retta e sopratutto abbiamo ancora casa piena di parenti e amici che vogliono conoscerlo, quindi non è facile rimandarli tutti a casa, con i loro regali e pasticcini e dire: “No, scusate, ora bagnetto e andiamo a nanna, altrimenti si stranisce”. O forse sono solo scuse e io sono solo una frana. 
Ecco, perché anche se l’intento della Hogg era quello di non farti sentire una schiappa…in realtà a volte ti ci senti comunque, quando il tuo bimbo non reagisce proprio “da manuale”, ecco. Come per il cambio pannolino: nel libro si suggerisce di tranquillizzare il bimbo semplicemente spiegandogli cosa sta per accadere.
“Vedi amore, ora la mamma ti leva il pannolino e ti pulisce il culetto. Poi ci mettiamo i pantaloncini nuovi perché quelli che avevi li hai inzuppati di pipì visto che tuo padre che non sa neanche chiudere bene un pannolino a un neonato” 🙂 
Il tutto con estrema calma. Bene, io c’ho provato, più di una volta. Se non fosse che ogni volta Mr P. urlava talmente forte che neanche io riuscivo a sentire quello che dicevo. 
Insomma, non voglio scoraggiare (e qui basta sostituire una vocale per fare una figuraccia…) né sostenere che il metodo non funziona. Io sto ancora cercando di capire come applicarlo al mio bimbo specifico e sto cercando di interpretare il suo pianto (in questo senso, l’autrice suggerisce di prendere un bel respiro e contare fino a 10 quando siamo esauste di sentirlo piangere senza capire). 
Dico solo che è un libro che va letto, ok…magari durante gli ultimi mesi di gravidanza, per prepararsi…ma a mio avviso (quando il nano finisce per appendersi al soffitto mentre tu gli spieghi con dolcezza che ora è il momento del bagnetto…) non è proprio un metodo definibile come EASY. Efficace, forse (se una riesce ad applicarlo). Sensato, anche. Ma non “easy”…!

5 thoughts on ““Il linguaggio segreto dei neonati”: libro utile per le neomamme

  1. La Hogg mi ha letteralmente salvata con la mia prima figlia.. Io credo che la chiave non sia tanto, o non solo, il ciclo easy (che cmq se interpretato con flessibilità è un grande passepartout) ma l'idea di mantenere sempre uno scambio comunicativo calmo e costante col bambino. Assorbono le nostre emozioni come spugne.
    Se posso permettermi un consiglio da mamma che ci è già passata: la calma, tua e dell'ambiente, è la chiave. Scopa fuori amici e parenti rapidamente! Nei primi 2 mesi (ma anche di più) ogni voce, odore e stimolo che non venga da te è elemento di disturbo e tensione. Solo se intorno respirano calma diventano bambini calmi.

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  2. Quella sulla calma è una grande verità…lo vedo a occhio nudo che assorbe tutto quello che ha intorno…e anche se dopo ore di pianti e sonno perso rischi l'esaurimento, il pensiero di poter solo peggiorare le cose trasmettendo a lui i tuoi nervi è un gran deterrente!
    Invece per il resto ammetto con un misto di ammirazione/stima che non riesco ancora a capire come applicare a lui certe “regole”…a volte invece alcune mi vengono più naturali.
    Ma in realtà mi riferisco sopratutto alla parte SLEEP…se Paolo riuscisse ad addormentarsi in culla sarebbe già un traguardo insperato! Dovrei provare davvero a fare come dice lei…anche per tutta la notte! Secondo il libro nel giro di 2/3 notti dovrei farcela…o almeno provare… Mi rode un po' ammetterlo ma non ci riesco,crollo prima :S

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  3. Secondo me no, non è tardi, lei dice che con il suo metodo “curava” bimbi che, per dire, non riuscivano a dormire a sei mesi, tipo….poi dipende, io avevo (e ho!) bosogno di capire il pianto di Paoletto o comunque come relazionarmi con le paure che ho con lui, mi serviva quello…magari tu non hai questi problemi! Però mi piace tanto il suo approccio. Mi sembra così naturale…poi vabbè, io non sono riuscita ad applicare tutte le sue teorie con Paolo. Non so se ho “sbagliato” io o P. magari ha un carattere “esuberante”…o se comunque non esistono, secondo me, metodi che possano applicarsi indistintamente a tutti i bambini. Io invece cercavo un “libretto delle istruzioni”, sopratutto quando l'ho letto (un mese circa dopo il parto). In conclusione sì, secondo me può essere interessante!

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  4. Giovani Mamme, auguroni per i vostri piccoli e condivido quanto afferma Mammabia “a volte alcune mi vengono più naturali”, è vero basta seguire l'istinto naturale
    A suo tempo ho letto libri sull' essere mamma e su come gestire le prime giornate e nottate ma poi dopo che sono nati i miei “bimbi” (ora sono adulti) tutto è cambiato…
    simonetta

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