“I no che aiutano a crescere”: quando il “no” diventa un atto d’amore

Devo dirlo: di tutti i libri letti sul tema dell’educazione, puericultura, “genitorialità” e chi più ne ha ne metta, questo è tra i miei preferiti. Comprato con un certo scetticismo, l’ho lasciato lì per non so quanto tempo, pensando non fosse adatto a me: Pablito era troppo piccolo per dirgli no. Non faceva capricci, aveva solo dei bisogni, delle necessità. Questo fino ai due anni.

Avvicinandosi al secondo compleanno, infatti, ho visto trasformarsi davanti ai miei occhi il mio “neonato” in un bambino vivace (ma quello lo è sempre stato sin dalla nascita) che, però, ora mi sfidava, che voleva capire fin dove poteva spingersi, che forse stava reagendo con i primi veri capricci al mio nuovo lavoro, che per la prima volta ci ha “allontanato”. Non so. Sta di fatto che questo libro mi ha fatto riflettere moltissimo. Prima di tutto sul fatto che spesso ci comportiamo con i nostri figli secondo modelli dettati dalla nostra esperienza personale, secondo quello che noi vorremmo al posto del piccolo, influenzati dal modo in cui siamo stati cresciuti, senza capire quali sono, invece, le necessità della piccola persona che abbiamo davanti. Un meccanismo inconscio, di cui facciamo fatica a renderci conto.
Ma non è solo questo. Mi ha fatto capire che dire “no”, nel momento e nel modo giusto, è un atto d’amore nei suoi confronti. Ho visto Paul scagliarsi per la prima volta contro dei bambini al parco, non so perché, ma credo faccia parte di una fase della crescita, l’ho visto tirare schiaffi alla nonna (o a me), urlare fino a diventare viola dopo ore passate a giocare insieme, semplicemente perché magari non voleva fare il bagnetto o la pappa, ed ho capito che, per esempio, il suo “egocentrismo” poteva spaventare gli altri bimbi intorno a lui, isolarlo, trasformarlo in uno di quei bambini (e poi ragazzi e uomini) che non sanno stare al mondo.

Ho visto i bimbi, in effetti, allontanarsi da lui, che è uno dei bambini più dolci al mondo. L’ho visto pretendere sempre di più, perché ovviamente il biscotto, il gioco, la vittoria ottenuta con “l’estorsione” e non per merito non gli dava più soddisfazione, anzi. Inoltre avvertiva la mia stanchezza, il mio nervosismo, la mia frustrazione per essere, spesso, al suo “servizio” anche quando non necessario, così aumentava anche il suo, di nervoso, in una spirale interrotta, per fortuna, dal papà/marito che arrivava tardi la sera.

Leggendo questo libro, che comunque non condanna né impartisce lezioni di vita, ma riporta la storia di molte mamme/bambini nelle nostre stesse condizioni, ho capito che sarò sempre lì a dirgli “sì” quando sarà il momento ma anche a dirgli “no”, per fargli capire che con me e con il papà è al sicuro, che sappiamo cosa è giusto per lui, quando non saprà interpretare i segnali intorno, che può fidarsi del nostro giudizio, senza per questo sentirsi schiacciato nella sua personalità. Che anche se lì per lì potrebbe soffrire per i miei no, non lo farò sentire abbandonato come tanti bambini e ragazzi che fanno quello che vogliono, con atteggiamenti (auto)distruttivi nel disinteresse generale degli adulti che li circondano.

Che farò da “filtro”, capace di fargli imparare pian piano a gestire la frustrazione (in questo senso Paul non è un campione, anzi…!), l’inevitabile rabbia, la stressante attesa, che non piace a nessuno, che sopporterò questi stati d’animo con lui, anche se essere decisa e coerente mi costerà fatica. Certo, non è che leggere questo libro, che per altro è suddiviso in fasce d’età, cosa che trovo molto sensata, ci abbia cambiato la vita, ma devo dire che ho iniziato a dire i miei primi “no” con fermezza, cercando di spiegare i motivi con calma, quando possibile (parliamo sempre di un bimbo di due anni, non è che siano possibili ragionamenti complessi) e sto vedendo i primi risultati.

Come in ogni libro del genere, ciascuno applicherà le proprie conclusioni al suo caso specifico, ma sì, mi sentirei assolutamente di consigliarlo. Con questo post, in ora molto tarda, torno a partecipare con piacere al venerdì del libro di Home made mamma. Ultimamente leggere è l’unica cosa che riesco a fare nei pochi momenti liberi. Anzi, considerando come stavo messa qualche mese fa, è già un miracolo!

Un pensiero riguardo ““I no che aiutano a crescere”: quando il “no” diventa un atto d’amore

  1. Ma, ma…la nuova veste grafica del blog?!? Che bella sorpresa!
    Quanto al libro, a me lo ha imprestato mia cognata e mi è piaciuto moltissimo!
    Ho trovato la forza di non mollare di fronte a capricci e richieste esagerate e la conferma di alcune idee che già avevo. Mi associo al tuo consiglio!!

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