Bimbo di 11 mesi in ospedale perché denutrito: indagati i genitori vegani

Non sono contenta di scrivere ciò che sto per scrivere, ma avevo ragione nel sostenere che la storia del Bambino indaco, romanzo di Marco Franzoso che ho consigliato qualche tempo fa (QUI la mia recensione) pur trattandosi di un’invenzione dell’autore non è un racconto così lontano dalla realtà. Come nel libro, infatti, a quanto pare la scelta di una coppia di genitori vegani avrebbe condizionato e messo a rischio la salute del figlio, di soli 11 mesi, ora ricoverato all’ospedale Meyer di Firenze per una “grave carenza nutrizionale”. La notizia è stata riportata dal quotidiano La Nazione, dove si legge: “I medici del Meyer hanno aggrottato la fronte preoccupati: quel piccolo che stanno visitando è esile, deperito, anche a colpo d’occhio. Controllano i parametri vitali, i dati sono piuttosto allarmanti, bisogna iniziare subito a riportare in assetto i giusti valori di crescita”.

Ma sembra che ad allarmare tutti sia stato il fatto che “per quanto hanno potuto finora riscontrare e diagnosticare i medici del Meyer che hanno in cura il bambino, i genitori non lo avrebbero alimentato secondo quelle che sono le sue necessità effettive, ‘codificate’, bensì a loro immagine e somiglianza. Secondo il loro ‘credo’, applicato a un bambino che non può scegliere. I genitori sono ora indagati dalla Procura. Ora, non ho né la voglia né l’intenzione di colpevolizzare chi faccia certe scelte (e neanche la competenza adatta). Io per prima ho molto limitato, nell’ultimo periodo della mia vita, latte e proteine animali, anche se non so se avrò la forza per diventare vegetariana (o addirittura vegana), per quanto riconosca i meriti di un tipo di alimentazione simile.

Quello che mi fa pensare è l’importanza delle nostre scelte sulla salute dei figli. Non solo a livello psicologico, ma anche e soprattutto a livello fisico. Penso anche ai vaccini o all’amniocentesi, non solo all’alimentazione: dal momento in cui quel test conferma una gravidanza in corso, diventiamo in un secondo responsabili di una cosa talmente enorme che solo a pensarci una potrebbe chiedersi: “Ma come mi è venuto in mente di voler essere mamma?”.   Ultimamente ci rifletto molto: faccio degli errori con Pablito, me ne rendo conto, a volte (tipo quando mi sono accorta che quasi lo stavo congelando perchè avevo decisamente esagerato con l’aria condizionata…e volevo prendere a testate il muro per sensi di colpa). E’ dovuto alla mancanza di esperienza o di competenza, ovviamente non di amore. In questo periodo sento sempre di più il peso delle mie scelte, da quelle più stupide a quelle più importanti.

Leggo, mi confronto con specialisti…insomma, cerco di non fare con lui gli errori che ho fatto o potrei fare con me stessa. Allora, senza colpevolizzare genitori che neanche conosco, anche se davanti a un articolo del genere è facile indignarsi, rifletto solo su un fatto banale quanto essenziale, che in fondo pesa su di me come un macigno da quando sono mamma: possiamo fare grandi cose per i nostri figli oppure far loro del male, anche senza volerlo, sta a noi cercare di informarci e usare il buon senso. Commettere qualche sbaglio con loro è umano, ma non dobbiamo/possiamo mai abbassare la guardia, una storia come questa rende l’idea di quello che intendo. In fondo per ogni nostra scelta abbiamo tanti modi e persone (nonché tecnologie) che possono aiutarci a non commettere sbagli troppo gravi. Non viviamo nel medioevo, basta applicarsi per trovare un valido aiuto.

“Alimentare un piccolo in modo corretto, specie durante l’età dello sviluppo – hanno sostenuto alcuni medici, riguardo l’episodio del piccolo bimbo al Meyer – è un po’ come un’assicurazione sulla vita: fa crescere bene e previene molte malattie. Dunque in qualunque campo, soprattutto quello dell’alimentazione, se dobbiamo compiere qualche scelta importante o radicale, meglio rivolgersi a specialisti. “Esiste uno strumento – si legge ancora nell’articolo de La Nazione – un test per lo screening, tipo questionario per genitori, in modo da aiutare il pediatra a individuare coloro che potrebbero avere bisogno di maggiore supporto o informazioni sugli aspetti legati alla nutrizione del bambino; uno strumento testato, per aiutare i genitori attraverso i loro pediatri di fiducia in questa fase così delicata e importante per il futuro dei bambini”.

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