Gestire la rabbia dei bambini: una guida e i consigli dell’esperta

Stiamo attraversando un periodaccio, con P.: ridiamo molto, ci abbracciamo forte, facciamo torte e corriamo in giro per casa, ma ho già parlato dell’ombra che mi insegue. Una piccola ombra, forse, eppure c’è. Ho detto anche che forse non sono pronta per parlare di quanti problemi mi sta dando questo passaggio dai 2 ai 3 anni, tra i suoi attacchi di rabbia, i suoi “no” sempre più accesi, la sua incapacità di riconoscere l’autorità dell’adulto (genitori, nonne, maestre…) ma anche di saper condividere i giochi con i bambini. Prima era lui che veniva spintonato al parco, ora credo sia entrato nella modalità “chi mena per primo, mena due volte” (come si dice a Roma).
Quindi passo il tempo a chiedere scusa e fargli chiedere scusa, a spiegargli che non si fa, passando da un tono di voce più fermo ad uno più ragionevole, a parlare con le maestre su come gestire questa fase…insomma, le sto provando tutte e, a quasi 3 anni di distanza esatti dal giorno del parto, già mi ritrovo a farmi domande sul “dove ho sbagliato”, anche se molte persone, dalle amiche ai maestri, mi ripetono che è una fase normale per la sua età. Solo che mi sento circondata di bambini più calmi e mansueti di lui. Non so come dire…forse è come quando in adolescenza ti sentivi l’unica sfigata fuori forma e fuori moda, invece poi rivedi tutto da lontano e capisci che era una cosa normale.

Intanto mi documento, mi informo e rifletto, chiedendomi anche se mi faccio troppi problemi, ed entro in un “loop” in cui arrivo a chiedermi se, forse, non dia troppa importanza alle cose, se sia giusta tutta questa attenzione. Da dove arriva questa aggressività, in una famiglia con due genitori che non alzano mai la voce, non litigano quasi mai e quando lo fanno sono comunque ragionevoli ecc ecc? Mi metto in dubbio in un’età in cui non pensavo di doverlo già fare. Così, mentre mi faccio queste domande e, in parte, seguo anche la strada indicata dai nostri tre cuori, mi è capitato di leggere una notizia riportata da molte testate, in cui in parte si parla proprio dei problemi che stiamo affrontando ora: la gestione della rabbia dei figli.

Mentre attendevo di far visitare P. dall’otorino (ah, non ve l’ho detto? Otite bollosa virale, dolorosa ma non grave: secondo antibiotico in meno di un mese e 2 settimane a casa…vabbè, parliamo d’altro, che è meglio) ho letto di Francesca Broccoli, psicologa e psicoterapeuta di Bologna e autrice di Lascia che si arrabbi. Capire e affrontare la rabbia di tuo figlio dai 3 ai 13 anni (Sperling & Kupfer), in libreria dal 9 febbraio.

Si tratta di una sorta di mini-guida per genitori, scritta da una specialista che si è occupa anche del trattamento dei disagi emotivi infantili, con corsi specifici sulla gestione della rabbia dei bambini, rivolti in particolare a genitori e insegnanti. “L’aspetto fondamentale è mantenere la calma e vedere le cose nella giusta prospettiva, evitando di farsi mettere in crisi come genitore, ha spiegato all’AdnKronos. “La famosa ‘fase del no’, in cui il bambino deve attraversare un momento di opposizione,  fa parte della sua crescita – ha proseguito – poi magari in epoche diverse i genitori si facevano meno domande. Sì, perché oggi, a quanto sembra, non sono l’unica mamma a farsi problemi e tante persone “vengono messe in crisi, si sentono azzerate o si mettono in discussione moltissimo a causa degli attacchi di rabbia dei piccoli. Anche se sono genitori attenti e sensibili.

Mi sono ritrovata molto in queste parole. Anche se alcuni aspetti di questa fase e della rabbia del bambino li conoscevo, è stato utile leggere e ricordarmi che “il no del bambino, o la sua sfuriata non deve essere un fallimento del genitore”. Alla base possono esserci un’educazione troppo severa o, al contrario, permissiva, oltre ovviamente a eventi traumatici, cambiamenti improvvisi, stress, tensioni familiari o modelli comportamentali contraddittori. Il tutto, poi, può manifestarsi in maniera diversa a seconda delle età. La rabbia, tra l’altro, è un’emozione importante per i più giovani e li aiuta nella loro crescita dal punto di vista emotivo e sociale, li aiuta a comunicare un malessere che fa paura a loro per primi. Per questo l’esperta tiene anche dei corsi per i genitori, per capire come interpretare i segnali dei bambini, perché spesso possiamo ritrovarci a non saper gestire, in termini pratici, il loro malessere, a non sapere come rispondere, come insegnargli a controllare quella rabbia. Comunque, in attesa di leggere il libro, ma anche di informarmi meglio e (spero) potervi riportare anche testimonianze di qualche esperto, ecco i suoi consigli riassunti in tre punti, riportati sempre da AdnKronos:

  1. Avere una visione della rabbia del proprio figlio non come un qualcosa di distruttivo, ma come un segnale comunicativo del bambino, una delle modalità con cui sta comunicando
  2. Restare calmi, anche se è difficile. “Non si pretende un atteggiamento zen – precisa Broccoli – ma può aiutare partire dal presupposto che il bambino assorbe e imita ciò che vede intorno a lui: se ci percepiamo snervati, nervosi e irritabili, è naturale che i bimbi agiscano con la stessa irruenza”
  3. Siamo umani e possiamo sbagliare: episodi di rabbia possono capitare anche a noi, basta che poi recuperiamo. E non ci facciamo schiacciare da questa emozione.

6 thoughts on “Gestire la rabbia dei bambini: una guida e i consigli dell’esperta

  1. ho letto anche io tanto sull'argomento, tantissimo. e ogni volta mi sembrano le solite cose, talora inapplicabili. come si fa a mantenere la calma alle 8 del mattino quando sei già in ritardo sulla tabella di marcia e la iena sembra inventarsi ogni giorno un motivo diverso per farti cominciare la giornata con il piede sbagliato? all'inizio ho dato la colpa ai “terrible two” in anticipo (a un anno e 1/2), poi ho detto è lo strascico (a 3 anni e passa). ed ora a quasi 6? mi sono fatta domande, fatto ipotesi, cercato strategemmi. ma quando tua figlia mettendosi le mani sulle orecchie ti dice urlando che non ti vuole sentire ci si sente disarmati. andrò a cercare comunque il libro. perchè purtroppo continuo a mettermi in discussione e spero sempre di trovare una soluzione…

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  2. Confermo che sia una fase, che purtroppo va e viene. Non sei assolutamente l'unica ad affrontarla e a porti queste domande o metterti in dubbio. Forse, davvero, siamo noi a dare troppo peso alla questione e metterci troppo in discussione, mentre una volta si reprimev e basta.
    Non è affatto facile non prendere gli atteggiamenti dei bambini come specchio della nostra capacità/incapacità genitoriale, però ci dobbiamo impegnare a farlo!! fammi sapere dopo la tua lettura, che se mai la cerco anche io!!!

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  3. Mi consola sapere che non è una cosa tipica solo dei maschi 😀 perché spesso mi sento dire “eeeehhh è un maschietto, che vuoi farci…” Commento che mi lascia abbastanza perplessa e apre in me numerose riflessioni e ironia ahahaha Mannaggia, io sto ancora cercando la nostra strada, a volte davvero non so come reagire. In effetti non puoi sempre sempre essere calma e serena, decisa e risoluta invece di sbottare con un “eddddai, muoviti che siamo in ritardo!!”

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  4. Eh, anche se continuo a leggere di altre mamme alle prese con queste fasi…a volte finisco per sentirmi sempre la peggiore, vedo soltanto bambini calmi intorno (boh…percezione selettiva?!?) da una parte mi rincuora sapere che non sono sola. A volte sbotto come una mamma “anni '80” (e poi sensi di colpa a go-go), a volte peso tremendamente ogni singola parola che gli dico per paura di sbagliare 😦 ancora non ho iniziato la lettura ma sono curiosa…

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