Neonato vuole stare sempre in braccio: parte seconda (tre anni dopo)

Mi sono accorta, spulciando tra le pagine più cliccate di questo blog, che uno dei post più letti è quello che ho scritto poco dopo la nascita di P. in cui parlavo/mi lamentavo del fatto che volesse sempre stare in braccio. L’ho riletto e rabbrividisco. Orrore. Lo vorrei cancellare dal web e dalla faccia della Terra ma non mi sembrerebbe corretto. Come tutto il resto del blog, racconta una parte della nostra storia ed è giusto che stia lì, ma è anche giusto che faccia, a quasi 3 anni esatti di distanza, una doverosa precisazione e racconti come sono andate le cose poi. Altrimenti sarebbe un punto di vista incompleto.

Rileggendolo, capisco quanto fossi nervosa, messa alla prova. Ci scherzavo sopra, ma davvero ero esausta e, a soli 10 giorni dal parto, già mi vedevo finita. Non trovavo la luce in fondo al tunnel, ma solo con il tempo mi sono resa conto di quanto tutto questo fosse normale. Strano, eppure ho fatto un corso di yoga pre-parto in cui la mia insegnante è stata molto chiara sul fatto che il bambino avrebbe avuto bisogno del contatto con me. La stanchezza, però, mi ha portato a dimenticarlo. O forse non immaginavo che avrebbe avuto così tanto bisogno di me. Solito problema delle aspettative, insomma, che con il tempo ho abbandonato. Non mi aspetto più che a 2 o 3 anni P. faccia questo o quell’altro solo perché l’ho visto fare a figli di amici o l’ho letto da qualche parte. Lui è lui e io sono io. Com’è giusto che sia, perché è una persona, lo è sempre stata, ed ha avuto una personalità forte sin da neonato, di questo sono fiera, anche se mi è sempre costato caro. Sarebbe stato più semplice avere un bimbo più mansueto, ok. Vedo bene il mio ultimo nipotino arrivato, che non sembra curarsi di quanto distante sia la madre, che si addormenta anche sdraiato da solo, per dire.

Mi sembra passata una vita…

Lui è lui, P. è P. e a P. serviva la sua mamma. Punto. Se proprio devo fare paragoni (mi impedisco spesso di farne, ma mi perdono anche, visto che credo sia istintivo) allora metto sul piatto della bilancia anche il fatto che P. è sempre stato uno dei bambini più divertenti, affettuosi e precoci che abbia mai visto, che quella curiosità per il mondo che lo portava a non voler stare sdraiato in culla, ma guardare tutto dall’alto, dalle braccia di mamme e papà, lo ha portato poi a parlare prestissimo, ad avere una buona manualità, a scoprire colori, profumi, sapori. Ma spiegalo alla me stessa di tre anni fa. Uscita da un travaglio che sembrava interminabile, conclusosi con un cesareo inaspettato, passando poi per i duri giorni impiegati per convincerlo ad attaccarsi al seno, sentendomi colpevole per aver mancato al mio primo ruolo di mamma.

In più ero circondata di mamme senior diverse da me (poi sono arrivate le mie amiche storiche, diventate mamme pochi mesi dopo di me e molto più simili al mio approccio) che forse non ricordavano come ci si sentisse nelle mie condizioni, oppure, come ho detto prima, avevano avuto semplicemente figli con esigenze diverse o avevano scelto altre strade. Continuavano a ripetermi che prenderlo in braccio se piangeva a squarciagola durante un pranzo della domenica, tra amici, significava viziarlo. Invece lo rifarei. All’epoca l’ho preso comunque in braccio, ma sentendomi male davanti ai loro sguardi di disapprovazione. Pensavo di essere più debole di loro, di star viziando mio figlio, mentre non ho capito che forse solo ora, tra i due e i tre anni, stiamo iniziando a combattere con i potenziali vizi veri, con i capricci seri. Almeno per la mia esperienza.

Poco dopo il rientro dall’ospedale…

Forse, se dovessimo avere un secondogenito, effettivamente lo prenderei meno in braccio, ma più che altro per la mia schiena, che è uscita da questa esperienza abbastanza compromessa 🙂 e anche perché ho capito che effettivamente alcuni pianti possono essere gestiti meglio. In questo senso mi hanno aiutato alcune letture, prese sempre con la dovuta dose di realismo, che sono E se poi prende il vizio?, di Alessandra Bortolotti, e Il linguaggio segreto dei neonati, di Tracy Hogg (senza pretendere di diventare come “la donna che sussurrava ai bambini”, eh!). Due letture che molte mamme conosceranno, due grandi classici che hanno finito di aprirmi gli occhi come già stavo facendo. (Consiglio di leggere anche il post sui rischi dell’ignorare il pianto del neonato, comunque)

Mi sono fatta un’opinione mia e soltanto mia, basata sulla mia concezione del rapporto madre-figlio e sul particolare tipo di bambino che avevo davanti. I consigli che ho accettato sono quelli che ho chiesto io a mamme che mi piacevano per diversi motivi. E comunque, anche lì, sto sempre a filtrare in base alla mia realtà. Comunque, lo avrò preso in braccio una volta di troppo? Forse, ma parliamo di un bambino che, all’epoca in cui scrivevo il post incriminato, aveva appena 10 giorni e credo sia più che naturale che volesse starmi accanto. Così come, invece, avrebbe potuto non averne bisogno. Immagino che molte altre mamme potrebbero avere i miei stessi timori, ora mi sento di dire loro che è tutto normale e passerà, rimarranno ricordi bellissimi anche di quei giorni di stanchezza.

Poi, altra assurdità che ho scritto sulla scia della stanchezza, è stato il lamentarmi della mia sfortuna perché P. si svegliava spesso di notte. A meno di due settimane dal parto. Beh, se fosse stato il contrario c’era da mandarlo al circo o a qualche programma in tv! Ecco che vedo scattare il mio solito difetto: lamentarmi senza tenere in considerazione quello che già so, ovvero che al mondo c’è molto di peggio e che non sai cosa può riservare il futuro. Ho avuto, infatti, una grande fortuna perché P. ha iniziato presto a farsi lunghe tirate di sonno, mentre molti amici combattono ancora, a tre anni di distanza, con bambini che si svegliano di continuo o alle prime luci dell’alba, per dire. Sempre se proprio dobbiamo fare inutili confronti.

Poi ho imparato che il metodo Estivill che tanto mi consigliavano alcuni amici nelle ultime settimane di gravidanza, qui a casa mia è “il male assoluto” (invece, per dire, i miei cognati ci si sono trovati benissimo, ma i miei nipoti non somigliano neanche lontanamente a P. né noi somigliamo ai loro genitori). Noi abbiamo abbracciato molto più volentieri l’approccio consigliato da Facciamo la nanna, secondo me molto più realistico, un volume che spiega proprio come funziona il sonno dei bambini. Quindi se qualche neo-mamma dovesse capitare di qui dico: non fatevi prendere dal panico. Ci sono bambini, da che so io, che hanno davvero seri problemi con il sonno, non so…magari parlatene con il pediatra se diventa un problema serio. Ma finché si tratta di prenderlo in braccio, non fatevi le paranoie che mi sono fatta io: rischiate che vi passino davanti attimi preziosi e irripetibili e magari li perdete di vista. Non vorrei essere retorica ma arriverà il tempo in cui vostro figlio non vi risponderà neanche al cellulare perché sta con gli amici o con “la tipa”, io a volte pensavo a questo e sorridevo. Adesso P., a quasi tre anni, dorme tranquillamente da solo nel suo lettino e lo fa già da moltissimo tempo. Ogni tanto ci chiama nella notte e lo mettiamo nel lettone, ma non è mai diventato un vizio.

Non ho mai sposato completamente e al 100% alcune teorie delle cosiddette “mamme ad alto contatto”, ma perché più che altro non amo chi estremizza, da un lato o dall’altro. Ma ho allattato finché io e P ce la siamo sentita, ovvero superato l’anno, l’ho portato in fascia mentre giravo per casa o dovevo fare giri brevi intorno a casa, l’ho fatto addormentare a lungo tra le mie braccia (forse troppo a lungo? Ok, magari sì…ma non lo ha reso un viziato e non ho mai visto 18enni dormire in braccio alla mamma…) e ho fatto quello che era meglio per noi. Semmai (questo ho capito che è importante) esercitatevi effettivamente a capire il suo pianto e le sue reali esigenze. So che potrebbe non essere facile, ma a un certo punto, come per magia, se siete state mamme attente vi verrà naturale. Nessun vizio. Non quando sono appena nati. Semmai adesso, che punta il suo ditino cicciottone su uno scaffale al negozio di giocattoli e dice in continuazione “me lo compri” (esatto, senza il punto interrogativo)…quello sì che può diventare un vizio e ci sto combattendo (poi parleremo dell’argomento “nonni”, che in questo senso mi remano contro!). Ma una coccola secondo me non è mai di troppo.

I nostri figli stati dentro di noi così a lungo che, appena nati, potrebbe volerci un po’ prima di abituarsi a quel vuoto intorno a loro, a quelle luci, suoni non più ovattati. Ciascuno con i tempi suoi e dei genitori, secondo me. Non sono una specialista, parlo solo da mamma e condivido quella che è stata la mia esperienza. Ora P. n braccio non ci sta mai perché vuole correre, ma lo vedo che, al parco per esempio, gioca sereno sapendo che la sua mamma è sempre lì e sarà sempre lì. Lo avrebbe saputo anche se non lo avessi preso in braccio tutte quelle volte, ma mio figlio in quel momento aveva bisogno di quel tipo rapporto, so solo questo. Magari avrò un secondogenito tutto diverso e più autonomo. Poi tutto cambia, i bambini lo fanno da un giorno all’altro. Mi sono dilungata un po’ troppo sulla questione, ma vorrei far sapere, a chi capita sul mio post “lamentoso”, che secondo la mia esperienza non c’è niente da temere. In tutto ciò ringrazio anche molte mamme blogger che, con la loro esperienza, mi hanno aiutato con consigli utili davvero. Sembra pazzesco, visto che sono rapporti virtuali, eppure leggere le esperienze altrui o le letture consigliate o seguire programmi e lezioni consigliate da mamme blogger mi ha aiutato come spero di poter fare io con chi passi di qui. Altrimenti questo spazio non avrebbe senso 😉

9 thoughts on “Neonato vuole stare sempre in braccio: parte seconda (tre anni dopo)

  1. leggendo il tuo post ho proprio realizzato che la funzione delle mamme blogger potrebbe essere terapeutica per le neomamme. anche io infatti mi sentivo in colpa a prender in braccio il mio primogenito, tutti a ripetere che lo avrei viziato. con la piccola mi ero ripromessa di comportarmi diversamente ma lei mangiava e dormiva senza troppe storie. risultato finale: lui a 9 anni inoltrati ogni tanto tenta di farsi prendere in braccio e io ci provo nonostante le urla della mia schiena; ma ne approfitto, poichè non sarà ancora per molto.

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  2. grazie ❤ tu rientri tra le mamme che hanno contribuito e stanno contribuendo a farmi fare un'opinione mia, a volte facendomi mettere in discussione, dandomi spunti per approfondire oppure confermando quanto già penso... :*

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  3. Sì, è importante non prendere le blogger, così come le amiche o le autrici, come “oro colato” ma ammetto che mi hanno aiutato più alcune mamme virtuali che certe altre che mi tempestavano di consigli non richiesti ehehehe…il mio bambino, comunque, farà la fine del tuo…a 9 anni in braccio ogni tanto ci vorrà saltare 🙂 Ma hai ragione, il tempo sfugge ❤

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  4. Il mio secondo bambino è più ad alto contatto del primo, che comunque è stato molto in braccio, ed ora è un coccolone. Ma leggendo gli stessi libri che hai letto tu mi sono fatta opinioni molto simili alle tue.
    E sono giunta ad una consapevolezza: amare vuol dire anche ascoltare il proprio istinto, in barba ai pregiudizi della gente.

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  5. Grazie, mamme 🙂 mi state dando conferma che aver cambiato idea non è stato un errore…e comunque lo suggerisce anche il rapporto sano con mio figlio che poi si sta creando. Certo…è un mammone DOC, ma tutto nella norma (e mi piace pure, diciamolo…!)

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  6. Grazie, mamme 🙂 mi state dando conferma che aver cambiato idea non è stato un errore…e comunque lo suggerisce anche il rapporto sano con mio figlio che poi si sta creando. Certo…è un mammone DOC, ma tutto nella norma (e mi piace pure, diciamolo…!)

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  7. hai detto bene P.èP e io sono io, ogni bambino è a sé così come ogni mamma, non esiste un modo giusto o sbagliato di comportarsi esiste il proprio modo di essere mamma che è il migliore per te e per il tuo bambino. Non sai a quante critiche sono stata sottoposta io, ovviamente non è stato facile, gli ormoni in questo non mi hanno aiutato ma alla fine io le mie bimbe le ho tenute in braccio, le ho messe a letto con me, le ho allattate fino allo sfinimento e sai cosa ti dico? Io sono contenta così perchè come abbiamo detto tutte e due, questi momenti sono preziosi e unici e soprattutto non torneranno più indietro! Un abbraccio

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  8. grazie mille :') avessi aperto gli occhi prima, quando mi massacravo per il giudizio di alcune mamme molto diverse da me…anche ora tendo a farlo, quando mi distraggo, invece è così importante concentrarci sul NOSTRO rapporto, su ciò in cui io e il papà crediamo…grazie davvero, mi fate sentire meno sola :)))

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