“Room. Stanza Letto Armadio Specchio”: tutta la forza di una madre nel romanzo di Emma Donoghue

Non scrivo da circa una settimana qui sopra, pur avendo molte cose da dire, perché il piccolo è finalmente tornato a scuola e io sto cercando di recuperare tutti gli impegni rimandati durante le sue due settimane a casa. Ma di una cosa ne voglio proprio parlare e approfitto del Venerdì del libro di Homemademamma per farlo: voglio parlare di Room. Stanza Letto Armadio Specchio, romanzo di Emma Donoghue. Ne ho sentito parlare e subito la trama mi ha incuriosito, per altro il 3 marzo dovrebbe uscire il film qui in Italia e so che è stato candidato a ben quattro premi Oscar: Miglior film, Miglior attrice protagonista (Brie Larson), Miglior regia e Miglior sceneggiatura non originale (della stessa Donoghue). Riporto il trailer in fondo al post.

Il libro trae ispirazione da un fatto di cronaca reale, uno di quelli che mi hanno fatto più rabbrividire negli ultimi anni, ovvero la vicenda di Elizabeth Fritzl, la donna segregata in casa dal padre Josef, di nascosto, per 24 anni (dal 1984 al 2008). Una ragazza diventata donna in quel bunker sotterraneo di pochi metri quadri, costretta a crescere lì dentro tre dei dei sei figli avuti dal rapporto incestuoso che ha dovuto subire per anni. Un settimo figlio è morto durante la nascita, tre di loro sono stati cresciuti dal padre alla luce del giorno e insieme alla madre della ragazza. Il resto è storia, una storia che a raccontarla fa ancora gelare il sangue.

Ecco, anche la protagonista di questo romanzo (chiamata sempre e solamente “Ma’ ” da suo figlio, che racconta la storia dal proprio punto di vista) è costretta a crescere  dentro una piccola stanza, per 5 anni, il figlio avuto dopo le ripetute violenze. Lei, però, riesce a far credere al bambino che La Stanza sia tutto ciò che esiste. Che sia, insomma, il mondo intero e che quello che il bambino vede in tv (dagli aerei ai giocattoli, dalle macchine agli animali) siano solo invenzioni o cose che provengono comunque da altri pianeti. Così il bambino è cresciuto affezionandosi agli oggetti (Lampada, Armadio, Sedia…), che diventano quasi come amici, dando loro il buongiorno e la buonanotte, ma anche leggendo i (pochi) libri che Old Nick (il loro aguzzino) ha concesso loro. Questa la situazione in cui si apre il libro, da cui parte la storia di questa coppia madre-figlio e della volontà della prima di garantire al secondo un’infanzia felice nonostante la situazione assolutamente allucinante in cui il piccolo si è trovato a dover nascere. Una madre intenzionata a portare il bambino fuori da lì prima che sia troppo tardi.

Ho letto il libro (340 pagine nell’edizione Mondadori) tutto d’un fiato tra la sera e la notte fonda, senza riuscire a fermarmi ed erano anni che non mi succedeva. Non c’era solo la curiosità di sapere come andava a finire la loro storia, ma anche la scrittura coinvolgente dell’autrice e benché, chiaramente, tutto ruoti attorno a una vicenda che (ringraziano Dio) è tragicamente insolita, ho trovato dentro tanti riflessi del rapporto madre-figlio comuni alla vita di tutte noi.

Ho trovato interessante, inoltre, il fatto che il tutto sia raccontato dal punto di vista del bambino, il che mi ha fatto pensare a come i nostri figli interpretino le situazioni intorno a loro, dalle più semplici alle più tragiche, talvolta non cogliendo l’aspetto più drammatico dei problemi (per fortuna) talvolta non comprendendo le reazioni degli adulti.

Ma’ mi stringe a sé. “Jack – dice – questa settimana sono un po’ strana, vero? So che hai bisogno che io sia la tua mamma, però mi devo ricordare di essere anche me stessa ed è…”

 

Io pensavo che lei stessa e Ma’ erano la stessa persona.

Quante volte i nostri figli potrebbero non capire il nostro bisogno di essere le loro mamme, ma anche noi stesse? Per loro il nostro “essere” coincide per intero con la maternità.

“Al college ho letto un libro che diceva che ogni persona dovrebbe avere una stanza tutta per sé” dice la mamma.

“Perché?”

“Per poter pensare in pace”

Io posso pensare anche in una stanza con te“. Aspetto, lei tace. “Perché tu non puoi pensare in una stanza con me?”

Ma’ fa una smorfia: “Certo che lo posso fare, ma sarebbe bello avere un posto mio, qualche volta”

“Non credo”

Quante mamme si ritrovano in questa situazione? Non poter neanche andare al gabinetto senza essere seguite dal piccolo? Così ho pensato al mio nanetto e a quanto deve sembrargli strana, in effetti, l’idea che la mamma non sempre riesca a fare tutto con lui intorno…

Ho letto il libro proprio mentre P. ed io dovevamo stare a casa per via del vento forte e della sua otite, dunque mi sono ritrovata anche io a dover inventare un nostro mondo, anche se per motivi più futili. Ma’ ha a disposizione davvero pochi mezzi: qualche pezzo di cartone, vecchi gusci delle uova da dipingere con il sugo, tappi di dentifricio…ovviamente Old Nick non le permette di ricevere giocattoli di alcun tipo (se non una macchinetta elettrica) e lei è costretta ad usare la fantasia per far vivere al suo piccolo un’infanzia quasi normale. Ripeto, ringraziando il cielo noi non dobbiamo combattere con storie simili, ma spesso tante di noi sono madri che, in fila dal dottore o in posta, sanno inventare storie magiche per intrattenere i piccoli, oppure per alleviare la loro noia nei lunghi giorni di pioggia passati chiusi dentro casa. Questo libro rappresenta bene tante sfaccettature della forza delle madri e della delicatezza e sensibilità dei bambini, per questo e per tanti altri motivi che mi sento di consigliarne la lettura. Fatemi sapere cosa ne pensate, se seguirete il mio consiglio 😉

5 thoughts on ““Room. Stanza Letto Armadio Specchio”: tutta la forza di una madre nel romanzo di Emma Donoghue

  1. ma…io avevo lasciato un commento, sono sicura!
    Comunque, credo che il libro che consigli meriterebbe la lettura ma dubito che io la sopporterei: quando si tratta di storie vere terribili, come questa, non ci riesco proprio.

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  2. ahahah sì c'era il commento (vedi sopra) ma aspettava la moderazione (sono rimasta traumatizzata da un altro blog che avevo anni fa in cui mi arrivavano troppi commenti di spam…e anche qui non ne arriverebbero pochi se non li eliminassi al volo!). Comunque sì, a volte è una bella mattonata sullo stomaco, in alcune parti. L'idea che possa essere anche lontanamente legato ad una faccenda reale lo rende ancora più tremendo, ma ti fa anche riflettere su molte cose…e comunque è scritto davvero bene, secondo me, senza troppe pretese ma bene!

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  3. Ho visto che Brie Larson ha vinto l'Oscar…Immagino che il libro da cui è tratto il film sia coinvolgente e travolgente e sconvolgente, vorrei leggerlo ma mi sento anche frenata dal timore che sia troppo terribile da digerire e lo stesso dicasi per il film. Ma credo che alla fine cercherò di leggerlo e se me la sentirò ne scriverò poi in un futuro VdL sul mio blog.
    Ciao Beat!

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  4. Una delle cose che ho apprezzato è che non scende mai in dettagli macabri, anche perché è un bambino a parlare e quindi molte cose sono filtrate dal fatto che non sempre sa o capisce cosa accade. Una buona scelta, perché sarebbe stato facile, per l'autrice, cadere nel tranello del “adesso vi traumatizzo con la storia dell'orrore e l'Orco”. Invece si lascia all'immaginazione ma si parla più che altro dei risvolti psicologici della schiavitù forzata e comunque non per tutto il libro…insomma, secondo me non è angosciante come sembrerebbe 😉 io andrò di corsa a vedere il film!

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