Gestire il pianto del neonato: i rischi dell’ignorare o scuotere il bambino

Negli ultimi giorni i giornali on line stanno ponendo sempre maggiore attenzione al pianto del bambino e ai rischi legati al fatto di ignorarlo o, peggio ancora, scuotere il piccolo. Penso siano notizie utili soprattutto per le mamme alle prime armi: nei primi mesi di vista di P. mi sono sentita molte volte ripetere “fallo piangere”. Ora ripensandoci credo che sì, forse avrei potuto resistere oltre, ma sono contenta di non aver dato ascolto a chi mi diceva di perseverare quasi a oltranza.

I rischi che possono derivare dal pianto prolungato sono cosa nota per molte mamme, ma non da tutte e per questo credo valga la pena ripeterli. Come riportato dall’huffingtonpost.it

Quando un bambino piange senza essere rassicurato dai genitori, il suo livello di stress aumenta. Con le sue grida vuol comunicare qualcosa: forse ha fame, avverte dei dolori o semplicemente ha bisogno di compagnia. Il bebè dipende totalmente dai genitori e non può occuparsene da solo. Se il suo appello resta inascoltato, il corpo viene inondato da ormoni dello stress. Col tempo, questo può danneggiare il sistema nervoso centrale. Possono risentirne anche la crescita e la capacità di apprendimento.


Dopo aver sofferto perché mi sentivo in colpa, di fronte a qualche genitore “senior” che mi guardava con scetticismo e disapprovazione, ho capito che ero decisa a sostenere chi, invece, mi aveva messo in guardia sul fatto che il bisogno di contatto e di calore del bambino era una cosa naturale. Ignorare il suo pianto è un modo per insegnargli che nessuno ascolta le sue necessità.

Presa di mira, in questo senso, è la teoria dell’ “attesa progressiva”, ovvero (per farla molto breve) pretendere che il bambino impari che i genitori non sono sempre pronti ad intervenire immediatamente ad ogni suo “ordine” (quasi stessimo parlando di tiranni), e che il piccolo inizi a controllarsi da solo: ecco, questa teoria non avrebbe alcun valore pedagogico, perché i bambini così piccoli non hanno la percezione del tempo di noi adulti, quindi non sono in grado di trarre nessun tipo di insegnamento da tutto ciò. Se non che “mia madre non mi ascolta e non mi aiuta”, insomma.

Al contrario, da recenti studi condotti negli Stati Uniti, sembra che i bambini che hanno ricevuto la dovuta dose di attenzione durante i primi mesi e anni di vita abbiano dimostrato, in età adulta, di essere non solo più sani fisicamente, ma anche più produttivi ed empatici e soprattutto meno soggetti a stress e depressione.

MAI SCUOTERE IL NEONATO CHE PIANGE: I RISCHI

Un capitolo a parte è stato dedicato dai media anche ai rischi derivati dallo scuotimento di un neonato che piange. Una reazione che forse non vi è mai neanche passata per la testa, forse, ma che può capitare soprattutto alle coppie più colpite dalla mancanza di sonno, soldi, lavoro o al nervoso in generale che assale un neo-genitore.

Si parla di Shaken Baby Syndrome (ovvero Sindrome del bambino scosso), ma i medici preferiscono anche usare la definizione Abusive Head Trauma (AHT): trauma cranico conseguente a un abuso. I danni possono comportare vomito e convulsioni, fino al coma e decesso del bambino, quindi stiamo parlando di conseguenze terrificanti.

Ad essere più a rischio sarebbero i figli di coppie troppo giovani, spesso neanche maggiorenni, o di ragazze madri, ma anche i bambini nati in quelle famiglie con un basso livello di istruzione, con problemi finanziari  e con contesti di violenza alle spalle. In Scozia, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Svizzera, AHT colpirebbe 14,7-38,5 bambini ogni 100.000. Il 25-30% di loro non sopravvive, mentre il 15% subisce conseguenze drammatiche.

In Italia, come spiegato dal Corriere.it, “non esistono dati certi sul fenomeno, si ritiene che l’incidenza possa essere di 3 casi ogni 10mila bambini sotto l’anno, ma il dato ufficiale potrebbe rappresentare solo la punta di un iceberg sommerso“. “Per questo – si legge sempre sul Corriere.it – la Società Italiana di Neonatologia (SIN) ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sul tema, in collaborazione con Terre des Hommes, con la distribuzione di materiale informativo in tutti i reparti italiani di Neonatologia”.

La migliore risposta al pianto? Tante coccole! E cercare di avere pazienza, perché con il tempo è possibile interpretare la sua richiesta di aiuto: a me è stato utile il tempo e, tra i libri, un classico come Il linguaggio segreto dei neonati

One thought on “Gestire il pianto del neonato: i rischi dell’ignorare o scuotere il bambino

  1. Ormai la mia bimba ha 4 anni, ma anche io come te non sono mai riuscita a farla piangere da sola, molti mi dicevano che la stavo viziando, ma io ho seguito il mio istinto e ho fatto bene. E' sempre utile parlare di queste cose perchè c'è sempre tanta gente che parla a sproposito, io concordo con te 🙂

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