Festa per la fine dell’asilo nido tra regalini e qualche lacrima (le mie)

Eccoci qui, alla fine la tanto attesa festa per la fine dell’asilo nido è arrivata. La temevo, da un certo punto di vista. Sapevo che mi sarei commossa mentre il direttore avrebbe fatto il discorso a tutti noi genitori, ringraziandoci per la fiducia che abbiamo sempre concesso agli insegnanti. Ci sono stati i regali alle maestre, alla cuoca e al direttore, ma ho anche pensato che sarebbe stato bello lasciare un pensierino ai bambini che ci hanno affiancato in questo viaggio e che, credo, mancheranno più a me che al nano.

Così ho comprato una bustina di Didò a testa e ho aggiunto il messaggio che riporto qui sotto, magari come spunto da seguire, se l’idea non vi dispiace e voleste riproporla. Devo dire che ha fatto piacere sia alle mamme che ai bambini, perciò sono soddisfatta. Il nano è stato contento, dal canto suo, di veder arrivare i suoi amichetti ad abbracciarlo e a ringraziarlo. Solo a pensarci, però, mi tornano gli occhi lucidi.

Ho visto P. correre nel prato della scuola con i suoi amici e ho ricordato il primo giorno in cui sono entrata a chiedere informazioni. Timorosa, impaurita. Non volevo lasciarlo a nessuno, eravamo stati quasi due anni interi insieme 24 ore al giorno. Ma forse proprio per questo era il momento di allontanarci, almeno per mezza giornata.

Lui sempre più desideroso di scoprire, di giocare con quei bambini che al parco, la mattina, non incontravamo quasi mai. Io, sempre più nostalgica della mia vecchia vita, sognavo ad occhi aperti qualche ora libera che mi consentisse di prendere tornare ad essere almeno un minimo più produttiva. Ma avevo paura, ne avevo sentite dire tante in giro, i fatti di cronaca che tutti purtroppo conosciamo e che mi avevano intimorito. Alla fine mi sono fidata e l’ho visto felice, sin da subito.

L’ho visto crescere, cominciare a mangiare anche pezzettini di cibo più grandi di quelli microscopici che la sua mamma, apprensiva, gli metteva nel piatto. Questo anche grazie a maestre che con pazienza hanno saputo farmi capire che man mano avrei potuto dare più fiducia al mio piccolo, lasciarlo andare e sperimentare. Ma quanto è dura. In questi ultimi mesi mi sono resa conto di quanto mi pesi lascialo andare “per la sua strada”, per quanto sia possibile fare un discorso simile per un bambino così piccolo.

Sterilizzerei ogni oggetto su cui posa le sue manine, toglierei tutti ostacoli dal suo percorso, impedendogli però di imparare come superarli (cosa che mio padre ha in qualche modo fatto con me, ma questa è un’altra storia), andrei a parlare con ogni bambino di 6-7 anni che, al parco, non capisce che P. è più piccolo e magari lo spintona. Così come il mio, d’altro canto, fa a volte con quelli più piccoli di lui.

Mi mordo le labbra, lo osservo farsi rubare i giochi e poi rubarli a sua volta e poi (finalmente!) condividerli per giocare insieme. So bene che questo è davvero solo l’inizio e devo avere le spalle forti, perché verranno anni in cui avrò probabilmente a che fare con il bullo della classe (e dovrò evitare che sia lui stesso a diventarlo!), con un cuore infranto, con una delusione sportiva o con un’amicizia tradita. Sono qui apposta, no? Mi fa tanta paura, perciò cerco di concentrarmi sul presente e godermi il meglio di questa età. Tre anni che mi sembrano volati.

Manca ancora più di un mese alla fine definitiva della scuola, poi avremo a che fare con la materna e a me sembra così assurdo. Lo vedo affrontare le sue prime battaglie, prima di tutto con l’autorità nostra e delle maestre, e lo ricordo così piccolo, addormentato nella mia fascia, che mi guardava con quegli occhi profondi e curiosi.

Anche per lui è un periodo strano. Non più poppante, ma neanche così grande: vorrebbe imitare il cuginetto 6enne, ma anche accoccolarsi su di me come fa il mio nipotino di un anno. Una sorta di adolescenza anticipata, insomma! Comunque la festa è stata bellissima, c’è stata anche la cena in spiaggia (nella giornata più ventosa dell’anno, chiaramente…) con le maestre, gli amichetti e le famiglie degli amichetti (ma non si facevano dalle elementari in poi queste cose?!?).  Sono sempre stata una nostalgica, di quelle che tengono i biglietti dei concerti, dei treni, dei locali dov’è accaduto qualcosa di speciale in una scatola dei ricordi, insieme a tante altre cianfrusaglie. Ora dovrò essere nostalgica per due? Mi impegnerò, però, a ricordare che il bello di crescere insieme è che avremo ancora molto da scoprire, nuovi amici da conoscere e sfide da superare. Voi come affrontate la fine di ogni percorso dei vostri bambini? Nostalgiche oppure del tipo “meno-male-che-anche-questa-è-andata”? 


5 thoughts on “Festa per la fine dell’asilo nido tra regalini e qualche lacrima (le mie)

  1. Nostalgica forever!
    Se può consolarti, alla materna va già meglio, come commozione, almeno al secondo anno…alla festa del nido, avevo pianto anche io!
    E' dura lasciare che crescano e, ancor di più, lasciare che affrontino difficoltà, paure e delusioni. A volte sono così forti che mio figlio scoppia a piangere e io mi sento male dentro, come se mi stessero torcendo il cuore. Vorrei solo alleviare il suo dolore ma so che non posso e non devo fare altro che consolarlo un pò, senza rimuovere tutte le fonti di dispiacere. Perchè servono a crescere e prima o poi bisogna affrontarle. Ti capisco benissimo, quindi!!
    E ora, pensa con un sorriso alla nuova avventura che vi aspetta a settembre!
    Hai avuto una splendida idea con i didò e, soprattutto, il bigliettino: sei stata bravissima!

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  2. Grazie, sono contenta che ti siano piaciuti idea e biglietto! Spero possano aiutare a non perdere di vista alcuni dei bimbi e mamme con cui ci siamo trovati bene, anche se la vedo dura, visto che ci saranno tanti cambiamenti per tutti 🙂 Penso che alla fine della materna farò di peggio…e a questo punto alla maturità meglio che non immagini proprio! ahahah grazie, mi hai consolato…speravo di non essere la sola!! :')

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  3. Io mi commuovo da niente..
    Piango alle feste di fine anno al nido dove lavoro.
    Piango alle feste di fine anno di Polpetta. Ho pianto quando ha iniziato il nido (perché il mio piccino diventava grande) ed ho pianto il primo giorno di Scuola dell'infanzia.
    Piangevo anche ieri, quando abbiamo iscritto Pulcino al nido.

    Si, insomma… Senza speranza.

    Ma non sono lacrime di tristezza, è un misto di emozione perché i miei bambini crescono, un misto di orgoglio, perché fanno passi avanti. E poi si, lo ammetto. Un misto di nostalgia perché il tempo scorre ed i nostri piccoli crescono…

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