Togliere il ciuccio a 4 anni: ecco come ce l’abbiamo fatta

Togliere il ciuccio a 4 anni: si può. Aggiungerei anche “si deve”, ma non voglio mettere pressione a chi, com’è accaduto a me, si sente già una madre di m…a perché non riesce a tenere testa alle crisi di astinenza di suo figlio/sua figlia. E’ passato qualche tempo da quando è accaduto, ma voglio comunque raccontare la mia esperienza, che spero possa essere utile a chi passa di qui.

Ebbene sì, questa estate siamo riusciti a togliere il ciuccio a P. alla “veneranda età” di 4 anni e 5 mesi. E’ accaduto durante le vacanze, cioè in un periodo senza stress, lontano dalla scuola materna dove, alcuni dei suoi compagni più piccoli, portavano ancora il ciuccio per le ninne. Il che sarebbe un po’ come voler smettere di fumare quando i tuoi colleghi si sparano una pausa sigaretta dietro l’altra. Si può fare, ma con una forza di volontà che mio figlio non aveva di certo.

Premessa: sono consapevole dei metodi più comunemente usati, ma con me non hanno funzionato, forse perché avevamo superato i 3 anni e, quindi, il piccolo comincia ad essere un po’ più scettico.

Del tipo:
“Lo abbiamo perso, mannaggia…”

“Compriamone un altro…” (dagli torto..)

E, fidatevi, mio figlio è capace di ricordarsi che esistono le farmacie notturne.

Elenco altri consigli ricevuti qua e là, che vale la pena comunque provare:

  1. Lo diamo a Babbo Natale (o al Coniglio Pasquale…o alla Befana, fate voi), che lo porta ai folletti più piccoli e in cambio ci regala un giocattolo
  2. Lo piantiamo per terra e crescerà un albero dei ciucci (per i bambini più portati ad un futuro da imprenditori/agricoltori…in realtà è un buon modo per rendere il giusto peso a questo importante passaggio con il giusto rito di separazione)
  3. E’ passato il lupo di notte e l’ha sbranato (rompendo il ciuccio in questione con le forbici)

La risposta del nano è stata sempre: “Ok. Il ciuccio l’ha sbranato il lupo. Ricompriamolo”. Babbo Natale i regali glieli avrebbe portati comunque e P. lo sapeva bene.

E pensare che lui ha iniziato ad usare il ciuccio quando aveva già un anno, ovvero quando ho smesso di allattare, visto che non riusciva ad addormentarsi senza seno. Mai avrei pensato che diventasse una dipendenza. Ovviamente, avendo 4 anni, ormai lo usava solo per addormentarsi, ma lo chiedeva anche “per calmarsi”, cosa che non sopportavo più, perché sto provando a insegnargli a calmarsi senza appoggiarsi ad un elemento esterno (che un domani potrebbero essere le sigarette, come è stato per me. Ok, magari sono esagerata).

Ricordavo anche le parole di Tata Francesca usate durante un interessante incontro a cui ho partecipato quando P. aveva poco più di un anno ed aveva (appunto) iniziato ad usare il ciuccio da pochissimo: sarebbe buona norma togliere il ciuccio nel periodo compreso tra i 24 e i 36 mesi ma cosa ancora più importante è farlo quando il bambino ci fa capire di essere pronto. “Non vedo in giro ragazzi di 18 anni con il ciuccio”, aveva ironizzato Francesca Valla, “perciò credo che arrivi per tutti il momento dell’abbandono!” (qui trovate tutte le informazioni sull’incontro e altre “dritte” ricevute in tale occasione).

Ok, ora è il momento di dirvi qual’è stato il consiglio più utile ricevuto, quello che ha funzionato. Ovviamente dopo mesi in cui preparavamo il piccolo, cercando di limitare il tempo per le “ciucciate” al minimo indispensabile e dopo avergli spiegato il rischio di finire con i denti rovinati (“Voglio i denti bruttiiiiiii”, ci urlava dietro, senza voler ragionare).

Una festa per i bimbi grandi.

Questo sembra averlo molto colpito. Complice il fatto che, a settembre, sarebbe entrato in una nuova materna, una di quelle senza nido e, quindi, senza più merende e pause con i bimbi più piccoli che confondono un po’ le idee e rompono i giocattoli, abbiamo promesso a P. che avremmo celebrato il suo passaggio da bimbo piccolo a “bambino grande”, di quelli senza pannolino e senza ciuccio. La nuova scuola, per lui, è “la Scuola dei Grandi”, cavolo, un affare grosso.

Ha accettato e, dopo aver passato 3 notti e 3 pomeriggi in cui era difficile per lui prendere sonno (e quindi anche per noi), abbiamo fatto un vero party privato noi 3 e i nonni, con tanto di piccola torta, piattini e tovaglia super-colorati e due regali preziosi (Lego dei Minions e Lego di Batman).

Da quel giorno è andato in giro fermando tutti in spiaggia per dire loro che lui, ormai, era grande e quante belle sorprese avesse ricevuto come premio. Insomma: provare per le teste più dure. Nel nostro caso ha funzionato più delle (troppe) volte (ahimè!) in cui, stanca di vederlo ciucciare, gli facevo presente che tutti i suoi amici non usavano più il ciuccio e che, ormai, era ridicolo vederlo così grande con “quell’affare” in bocca. Mi dispiaceva moltissimo mortificarlo, ma non sempre riesco ad applicare tutto quello che già so. Premiare il suo impegno, anziché farlo sentire inadatto, ancora una volta ha funzionato di più.

Per chi se lo chiedesse: sì, conservo i suoi 2 ciucci superstiti nella mia scatola dei ricordi. Ogni passaggio che segna la sua crescita mi solleva, ma mi riempie anche di nostalgia.

Voi che metodi conoscete o avete utilizzato? Siete tra quelle mamme fortunate con figli ragionevoli?

Togliere il ciuccio: 2 libri consigliati

Prima della festa, comunque, anche noi abbiamo letto e riletto libri che avrebbero dovuto ispirarlo, ma che in realtà ha iniziato ad apprezzare solo ora che si è liberato di questa dipendenza. Sempre tornando al discorso sigarette, a mio avviso è un po’ come leggere le storie di chi ce l’ha fatta a smettere mentre tu proprio non ci riesci. O pensi: “ce la posso fare anche io!” oppure finisci per sentirti ancora più cretina e inetta.

Ma sono libri molto belli che lui ora ama e si fa leggere spesso. Eccoli qui:

Il ciuccio di Nina

il ciuccio di Nina Nina non vuole mai separarsi dal suo ciuccio. Pensa che se lo terrà anche quando sarà grande e si sposerà, andrà in piscina o a lavorare. Ma un bel giorno, attraversando il bosco, Nina incontra un lupo cattivo, affamato e puzzolente, che ringhia e strepita e vorrebbe mangiarsela in un sol boccone. Per calmarlo pensa bene di dargli il suo adorato ciuccio. E in men che non si dica, il lupo si trasforma in una bestiola mansueta e coccolona. Nina, soddisfatta, torna dalla sua mamma: il suo ciuccio è in buone mani, c’è qualcuno che ne ha davvero più bisogno di lei…

untitled

Che noia il ciuccio, che noia!

togliere il ciuccio a 4 anni che noia il ciuccio che noia Ovvero la vera storia di come Nico
riesce a diventare grande. Una rondine che vola nel cielo per portare il ciuccio dei bambini diventati ormai grandi a quelli più piccoli, che invece ne hanno ancora bisogno.

 

 

 

A proposito di quest’ultimo libro, meno conosciuto del primo, ma comunque piacevole, ormai sia io che lo gnomo sappiamo a memoria la poesia finale, che ci ricorda quanto sia bello crescere (insieme…):

Sono grande! Sono grande!
Perché porto le mutande.
Tante cose ora so fare:
salto, corro e so ballare.

Lavo i denti ad uno ad uno,
non mi aiuta più nessuno.
Mi pulisco mani e braccia,
occhi, orecchie, collo e faccia.

So infilarmi la maglietta,
mangio con la mia forchetta,
con il brodo uso il cucchiaio
senza fare nessun guaio.

Le mie scarpe non inverto,
a infilarle mi diverto.
Anche al ciuccio ho detto addio.
Parlo bene adesso anch’io!

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