Sculacciate ai bambini inutili e dannose: i piccoli possono diventare più aggressivi e antisociali

Dopo aver allertato i genitori sui rischi derivati dall’ignorare il pianto del neonato (o, peggio ancora, scuoterlo) arriva un nuovo ammonimento per le mamme e i papà: il sistema più antico (e purtroppo anche il più gettonato) del mondo per mettere in riga i bambini, ovvero la sculacciata, non solo non aiuterebbe ad educare i piccoli ma, anzi, sarebbe anche un modo per favorire un loro atteggiamento di sfida nei confronti dei genitori, con il rischio di far sorgere nel piccolo comportamenti antisociali, aggressività, problemi di salute mentale e difficoltà cognitive. 

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#EduchiAmo: lettera a mio figlio sull’educazione, atto d’amore di ogni genitore

“I bambini interiorizzano ciò che apprendono sui limiti che ponete loro, ma al loro ritmo (…) ogni limite fissato rappresenta un’occasione di crescita. L’essere costretti a mangiare invece che a giocare, offre l’opportunità di risolvere un conflitto. Se il bambino riesce, è un primo passo vero la fiducia nella propria capacità di risolvere le difficoltà. La fermezza della mamma aiuta a far capire al bambino che le cose hanno uno struttura, che gli eventi hanno un inizio , uno svolgimento e una fine. Questo gli servirà per superare i momenti difficili (…) 
Un “no” non è necessariamente un rifiuto o una prevaricazione, ma può dimostrare fiducia nella sua forza e nelle sue capacità”
(I no che aiutano a crescereAsha Philips)
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Così alla fine ci siamo ritrovati anche noi a questo punto della nostra storia: educare il bambino. Il tempo delle coccole e dei giochi non è finito e non finirà mai, ma ora è anche tempo di fare tutte queste cose alternandole con qualche “no” e una buona dose di “basta così”. E’ da un bel po’, a dire il vero, che questo tempo è arrivato.

La fase dei terrible two ci ha investito come un fiume in piena, quello che era un neonato/lattante decisamente vivace è diventato un bimbo con una personalità forte (di cui vado orgogliosa) che spesso si scontra con le prime regole del vivere comune, con il rispetto per gli altri e per gli oggetti, con quei limiti che è difficile comprendere.
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Lo so, bambino mio, spesso è difficile anche per me accettare i limiti. Sei frutto di due persone che hanno sempre ragionato fuori dagli schemi, ma che al tempo stesso hanno sempre portato rispetto all’altro, cercando di non danneggiare mai il prossimo. Se accetti i nostri consigli, però, vedrai che questo ti servirà nella vita, anche quando penserai il contrario, anche quando ti sembrerà che siano sempre i più forti e i più prepotenti a vincere.
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Gestire il pianto del neonato: i rischi dell’ignorare o scuotere il bambino

Negli ultimi giorni i giornali on line stanno ponendo sempre maggiore attenzione al pianto del bambino e ai rischi legati al fatto di ignorarlo o, peggio ancora, scuotere il piccolo. Penso siano notizie utili soprattutto per le mamme alle prime armi: nei primi mesi di vista di P. mi sono sentita molte volte ripetere “fallo piangere”. Ora ripensandoci credo che sì, forse avrei potuto resistere oltre, ma sono contenta di non aver dato ascolto a chi mi diceva di perseverare quasi a oltranza.

I rischi che possono derivare dal pianto prolungato sono cosa nota per molte mamme, ma non da tutte e per questo credo valga la pena ripeterli. Come riportato dall’huffingtonpost.it
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Fascia porta bebè: il babywearing fa tendenza

Finalmente un po’ di buona e sana informazione: ultimamente si sta tornando a parlare dell’importanza del portare i bambini in fascia. Sì, perché sembra essere diventata una vera e propria tendenza tra le nuove generazioni di genitori, anche se molte mamme blogger (io tra queste) professano da tempo la loro fede, in questo senso. Finalmente la gente si sta svegliando.

P. da quando è nato è stato sin da subito un bambino molto impegnativo, nel senso che non gradiva starsene buono nella sua culla, mentre altri (non molti) neonati accettano la cosa, magari non proprio di buon grado. Non so gli altri, ma il mio non smetteva di piangere e urlare finché non lo prendevo in braccio. Già sento nelle orecchie l’obiezione “eh, però tu non l’hai abituato…eh, però tu l’hai viziato” che mi fa tornare in mente la tortura psicologica e le pressioni che ho subito in quel periodo (ne ho parlato qui: Neonato vuole sempre stare in braccio). Com’è, come non è, il piccolo piangeva in continuazione e dopo un po’, per tenerlo vicino ma poter anche muovermi liberamente per casa, ho iniziato a usare la fascia porta bebè. Mai scelta fu più azzeccata e la benedico ancora. La mia esperienza, però, non basta a spiegare quanto sia importante la fascia, come più volte hanno sottolineato mie amiche più esperte di me. Quelle che riuscivano davvero a fare di tutto con la fascia e che magari le producevano anche.

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Baby sitter al posto dell’asilo nido? Un aiuto alle mamme nella loro scelta

Baby sitter o asilo nido?

Mentre io attendo speranzosa l’uscita delle graduatorie per la scuola materna (un giorno aprirò un capitolo a parte riguardo gli open day a cui ho assistito…), si avvicina il periodo caldo relativo alle iscrizioni per gli asili nido per l’anno scolastico 2016-2017. Per molte mamme potrebbe essere la prima occasione per lasciare il bambino a scuola dopo averlo tenuto sempre accanto a sé, come è accaduto a me lo scorso anno, quando P. aveva 2 anni. Avevo paura, lo ammetto. Una paura assurda a lasciarlo, pur sapendo che sarebbe stato in mani affidabili (prima di scegliere il nido ho fatto ricerche e indagini di mercato che neanche la Microsoft e la Apple messe insieme…).
Mi sentivo in colpa, pur avendo dedicato al mio piccolo ben 2 anni di vita occupandomi di lui full-time. O forse proprio per questo. Eravamo una cosa sola, io e lui, mi sentivo quasi di tradirlo. Eppure, al di là del fatto che avevo bisogno di recuperare quella vita sociale e professionale che avevo perso troppo tempo prima, sentivo che separarci, anche solo per mezza giornata, sarebbe stato utile anche a lui. Lo vedevo pronto. Lasciarlo andare oppure no?
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