Buoni propositi per il nuovo anno, per la mamma solo uno. Con qualche consiglio

Come vi avevo anticipato all’inizio della mia piccola rubrica #meatmybest, ho iniziato a lavorare sui miei buoni propositi già prima della fine dell’anno, provando a capire quali fossero realmente realizzabili nell’ultimo trimestre. Personalmente penso non sia completamente da demonizzare, questa storia dei propositi: c’è chi li evita come la peste perché li ritiene inutili e dannosi (come la metteremo, quando e se non dovessimo raggiungerli?) e chi invece li insegue con perseveranza e decisione. Forse troppa. Come ho già detto, propongo una sana via di mezzo: in fondo ci aiutano ad aver ben chiara la direzione da prendere, ad essere ottimiste e propositive. L’importante, ricordate, è che gli obiettivi che siano SMART (Specifici, Misurabili, Attuabili, Realistici e definiti nel Tempo).

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#MeAtMyBest No.3, “Miracle Morning”: cambia la vita un mattino alla volta. Prima delle 8:00

Prendetemi per pazza, ma recentemente ho preso a svegliarmi un’ora prima del solito. Colpa di Hal Elrod e del suo libro The miracle morning (sottotitolo: “Trasforma la tua vita un mattino alla volta prima delle 8:00”). Un libro che, a mio avviso, o lo frulli fuori dalla finestra dopo il primo capitolo, più o meno, oppure diventa una sorta di Bibbia da consultare nei momenti di necessità. L’ho iniziato a leggere con curiosità e una certa dose di scetticismo, finendo poi per alzarmi ormai da alcune settimane alle 6 di mattina e indispettirmi quando non riesco a farlo.

Un libro che abbraccia concetti più ampi come meditazione, mindfulness, la legge dell’attrazione e li coniuga con l’organizzazione manageriale del tempo e il benessere fisico. Un testo che aggiunge un tassello alla mia “campagna” #MeAtMyBest, ovvero migliorare alcuni aspetti della mia vita piano, ma con decisione (leggi qui il #MeAtMyBest N°1 e qui il #MeAtMyBest N°2, dedicato alla cura della casa e il Metodo Konmari)

Ma procediamo con ordine: Hal Elrod, l’autore, è un giovane uomo che ha saputo raggiungere traguardi incredibili nel suo lavoro, diventando life coach quando aveva meno di 30 anni, superando con un successo le conseguenze di un incidente automobilistico potenzialmente mortale, risollevandosi (economicamente e psicologicamente) dopo una crisi economica (quella del 2007) che ha rischiato di ridurlo in povertà. Almeno così la racconta lui, intenzionato a condividere con il mondo i segreti del suo successo. Tra cui, ovviamente, svegliarsi più o meno alle 6 e praticare con costanza la sua formula divenuta celebre con il termine “Miracle Morning”. Basta dare un’occhiata ai social per capire quanto la sua idea abbia raccolto i favori di un certo tipo di pubblico di tutto il mondo, dalle casalinghe agli imprenditori. 
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#MeAtMyBest: organizzare la casa riempiendola di felicità secondo il metodo Konmari

Ve l’avevo promesso: sarei tornata a parlare più dettagliatamente della mia “campagna” #MeAtMyBest, cercando di condividere qui sopra i progressi e le scoperte fatte durante il mio tentativo di raggiungere obiettivi S.M.A.R.T (Specifici, Misurabili, Attuabili, Realistici e definiti nel Tempo) entro la fine dell’anno. Così eccomi qui a parlare di un libro che mi ha aiutato, come immaginavo, non solo ad organizzare meglio gli spazi di casa, ma anche a vivere più serenamente circondata dagli oggetti di uso comune che più mi trasmettono felicità. o qualcosa del genere.

Sì, perché l’ottimizzazione degli spazi a mia disposizione a casa è uno dei miei punti dolenti, su cui sto cercando di lavorare. Soprattutto visto che, da freelance, la casa è il posto in cui passo la maggior parte del mio tempo, quindi ben venga la felicità in ogni angolo, se possibile. Senza scomodare il feng shui, sono convinta che avere intorno a noi uno spazio ben organizzato, composto principalmente da pochi elementi utili, ma che trasmettano anche gioia, possa aiutarci/aiutarmi a vivere meglio non solo la dimensione familiare, ma quella professionale e creativa. Ma procedo con ordine…
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#MeAtMyBest No.1: porsi obiettivi e raggiungerli…prima del 2017

Buoni propositi. Accadeva all’inizio dell’anno e, ovviamente, è successo di nuovo a settembre, al rientro delle vacanze. Non ho voluto, stavolta, fare una lista infinita di obiettivi difficili da raggiungere, per vederli poi affievolire nella mente man mano che le settimane passano, che le vacanze diventano un ricordo e che la stancante routine prende il posto all’entusiasmo.

Questa, infatti, una delle prime regole che mi sono data e che possono esserci utili: pochi obiettivi, ma tutti SMART, ovvero Specifici, Misurabili, Attuabili, Realistici e definiti nel Tempo. Vorrei condividere qui sopra, passo dopo passo, la mia esperienza in questo percorso iniziato a settembre e che ha già portato i suoi frutti, devo ammetterlo. Per questo ho deciso di registrare qui i progressi riscontrati come donna, madre e lavoratrice freelance (con tutto il caos che ne consegue), con la speranza che possano essere utili a chi ha le mie stesse necessità, a chi le ha affini o chi cerca comunque il modo per migliorare (#MeAtMyBest, appunto…me stessa al meglio!).

Gli obiettivi
 
Ne parlo in base alla mia esperienza, come dicevo, e dopo essermi documentata. Spero, nei prossimi giorni e settimane, di scendere più nello specifico. Parto dal’aspetto più importante: quali sono i nostri obiettivi? In cosa dobbiamo migliorare davvero? Tutti possiamo trovare la risposta guardandoci veramente dentro, senza lasciarci influenzare da ciò che gli altri vorrebbero da/per noi. Dire “voglio essere più felice” o “voglio essere una persona migliore” non basta. Qual’è la nostra idea di felicità e che tipo di persona vogliamo diventare? Solo così è possibile capire cosa ci manca davvero. Non solo, una volta individuati i “macro-obiettivi” (ad esempio: per essere felice vorrei avere un rapporto di coppia migliore o vorrei un lavoro più soddisfacente), è possibile procedere con l’individuazione di sotto-obiettivi.

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