Che fine ha fatto mamma Beat? Rinnovati look, piattaforma e piano editoriale del blog

Sono veramente felice di essere finalmente tornata qui sopra. Tante, ma proprio tante modifiche sono state fatte a questo blog, nel corso di 4 lunghi anni. Da tanto tempo progettavo di passare da Blogspot a WordPress e finalmente ce l’ho fatta. Tutto da sola, per altro, il che è sempre un bell’esercizio per il mio lavoro. Quindi nuova grafica, nuovi strumenti più funzionali (per me), ma soprattutto una linea editoriale cambiata negli anni.

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#3COSEPERNATALE: insieme su Instagram per condividere le idee giuste per le feste

Succedono strane cose, quando lavori sul/per il Web. Tipo incontrare per caso, mentre frequenti un corso di aggiornamento di Web Marketing, una mamma che ha molti punti in comune con te, tra cui la passione per il blogging. Ecco, io tra la primavera e l’estate scorsa ho incontrato Valeria, creatrice del blog Nice to meet food.

Ultimamente entrambe siamo state alle prese con streptococco (quello che ha colpito mio figlio), raffreddori e bronchiti (che hanno messo K.O il suo) e febbre (un po’ per tutti). Eppure ci accomuna non solo la “mammitudine”, ma anche la voglia di tornare a scrivere appena possibile, per condividere le nostre storie e invitare gli altri a farlo. Per questo qualche giorno fa Valeria, che sul suo blog parla non solo di ricette naturali/gluten free, ma anche di natural beauty, mi ha chiesto se mi interessasse lanciare con lei un’iniziativa per tutte le “Instagram lovers”.
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Instagram: l’attivazione delle notifiche manda in tilt le star e le blogger. Ma cambia davvero qualcosa?

Qualcosa sta cambiando in queste ore su Instagram (?) e la paura si diffonde tra star della musica, vip e mamme blogger. Tra cui la sottoscritta, che solo recentemente ha iniziato a diventare addicted-to-IG (alla buon’ora). Scorrendo le immagini presenti sul popolare social ieri avrete sicuramente visto spuntare messaggi in cui bloggers, cantanti, attori e celebrità varie richiedono attenzione e lanciano un appello per l’attivazione delle notifiche. Il timore è quello di finire nel dimenticatoio e rendere del tutto inutile la fatica fatta per costruirsi un’immagine. Tutto, ormai, si gioca sui social e Instagram è uno dei luoghi privilegiati dove poter fare personal brending ma anche semplicemente comunicare, scoprire, aggiornarsi, conquistare. Questo vale tanto per le pop star quanto per la mamma blogger che scrive con tuta e mollettone (speriamo di no) da casa sua a Frosinone (c’è qualche mamma blogger di Frosinone, che passa di qui?). Insomma: panico.

Instagram e notifiche

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“Pillole di Blogging”: aprire un blog, curarlo, renderlo un lavoro. I consigli di Silvia Ceriegi

Ci tenevo particolarmente a parlare di questo libro, Pillole di blogging, di Silvia Ceriegi, che molti lettori conosceranno come blogger di Trippando.it. Mi stava a cuore parlarne perché credo possa essere una lettura interessante per molte mie colleghe che passano di qui, spesso intenzionate a migliorare il proprio spazio on line e (perché no) magari renderlo anche un lavoro, oltre che un piacere. Questo, però, richiede molto tempo e studio e lo sappiamo bene, credo.

A mio avviso Silvia (ma non avendola mai incontrata personalmente posso chiamarla così? Vabbè, ormai mi sembra un po’ di conoscerla) ha saputo racchiudere un po’ tutti i principi basilari che possono rendere l’idea del lavoro che c’è da fare su un blog, per renderlo davvero appetibile sul mercato, indicando anche link, libri e autori utili per studiare la materia, esempi di blogger a cui ispirarsi (senza mai copiare, anche perché ogni blogger avrà le sue peculiarità e sarà proprio quella la sua forza) e consigli su come prendere scelte in fatto di contenuti, personal branding, uso dei social media e davvero tanto, tanto altro.

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Ciuccio: quando, come e perchè. Con Tata Francesca e #inviaggioconchicco

Da quando sono diventata mamma ho scoperto il DIVERTENTE mondo della competizione materna: “io ho allattato fino a 4 anni quindi sono meglio di te che l’hai fatto solo per 3 mesi”, “io ho smesso di allattare prima perché mica sono una vacca e tu sei malata a cercare morbosamente questo contatto”, “io allatto a richiesta quindi sono meglio di te che costringi quel povero pupo a rispettare ritmi non naturali”, “io allatto secondo orari precisi perché non voglio ridurmi ad essere un ciuccio umano come te!” Ecc ecc. ecc.
Noia.
Certe opinioni ho smesso di seguirle da un po’ ma hanno creato non poca confusione in una neo-mamma come me. Dopo aver dubitato di me stessa (e vabbè, sarebbe anche normale e sano), aver avuto qualche giorno di atteggiamenti schizofrenici (“allora, fammi capire…lo coccolo e lo porto con la fascia, poi lo lascio piangere per un bel po’ così impara ad auto-regolarsi…lo allatto una volta a richiesta e poi aspetto l’orario della poppata prestabilito…stanotte dorme con noi, domani solo al buio e guai se si lamenta…oppure no…dorme con me e suo padre dorme solo, al buio e guai se si lamenta…no, aspetta…non era così….com’era?!?!?“) ho capito che OGNI MADRE SA COSA É MEGLIO PER IL PROPRIO BAMBINO. 
Faccio questa premessa perché lo scorso venerdì, a Roma, allo store Chicco di Cinecittà Due, si è parlato di suzione, nelle ore precedenti noi blogger abbiamo lanciato il tema: ciuccio sì o ciuccio no? 
Come in tanti altri casi, sono partite considerazioni lucide da parte delle altre mamme del web, seguite però da commenti in cui mamme pro e contro ciuccio si sono lanciate le solite frecciatine in cui “io sono migliore di te perché…”.
Ecco, uno dei punti caldi dell’incontro è stato proprio questo tema: ma le mamme che usano il ciuccio sono davvero così pessime? sono cattive mamme? Ovviamente si è levato un coro unanime: NO. Facile. In teoria.
Eppure questa è la sensazione che ho avuto spesso sulla mia pelle o leggendo in giro. 
Devo dire che tra la mia cerchia di amiche il ciuccio va per la maggiore: “Il primo figlio non l’ha usato e ora dovrà mettere il ferretto, il secondo l’ha usato e ha denti perfetti!”. “Ma quali traumi, gli abbiamo raccontato che il suo ciuccio l’aveva preso Babbo Natale e lui si è sentito ONORATO e non ha avuto problemi a dimenticarlo”. 
Come al solito, la via giusta sta nel mezzo. 
Ma qual’è questo “mezzo”? 

Ce ne ha parlato lei, Tata Francesca (lo confesso?!? Ok…ero un po’ diffidente su di lei, in tv non capivo se mi piaceva o meno…ora lo so: mi piace, dai!), accompagnata da Barbara, la competente referente dell’Osservatorio Chicco, che ha spiegato l’uso del ciuccio da un punto di vista più tecnico che educativo. 
Qualche mamma sul web ha obiettato (giustamente): bella trovata, un evento organizzato dalla Chicco che vuoi che ti dica?!? Sarà un ovazione a ciucci e tettarelle. Lo pensavo anch’io, mi ero preparata a una sorta di incontro in cui ti parlano dei rischi delle allergie per poi venderti l’aspirapolvere. Invece l’analisi è stata lucida.
……non fa una piega! Eppure per fortuna abbiamo scampato il pericolo, l’analisi sui pro e contro è stata obiettiva, sopratutto si è parlato di come non abusare e come abbandonarlo…
Si è parlato di SIDS, tra le altre cose: il ciuccio previene questa terribile sindrome? Secondo studi americani sì. In Italia, come ha fatto notare Micaela (Le M cronache), “c’è chi dice no”. Eppure, ci spiegano, il ciuccio evita che il bambino entri nella fase di sonno profondo, quella più pericolosa, perché ciucciando rimane spesso in una sorta di sonno più leggero. Ergo, sì, il ciuccio aiuterebbe a prevenire la SIDS. Tanto che la stessa Tata Francesca racconta che questo è stato uno dei motivi per cui ha optato per il ciuccio con sua figlia.
Come accennavo prima, ciò che è emerso è che non c’è una via giusta e una sbagliata ma che ogni madre sa come regolarsi a seconda del bambino che ha davanti e non spetta a nessun altra madre giudicare. 
Un argomento che mi è sempre molto caro.
 Il resto degli aggiornamenti potete trovarli su Twitter seguendo #inviaggioconchicco.
Grazie a Supermamma per avermi seguito e commentato durante la diretta dell’incontro.
Da una blogger come lei è sempre un piacere ❤ 
Una regola che dovrebbe essere abbastanza dettata dal buon senso è: usare il ciuccio quando serve. Ascoltare il pianto del bambino per capire se è un capriccio o se vuole dirci qualcosa e non usare il ciuccio solo per zittirlo. Ora, so che questo può risultare particolarmente difficile nei momenti in cui, ad esempio, si è impantanati nel traffico e il bimbo si annoia o non ce la fa più di stare seduto sul suo seggiolino e il ciuccio lo può consolare ma è sempre Tata Francesca a rispondere a questo esempio: magari si può far ascoltare della musica o cantare per far sentire la voce della mamma. 
In ogni modo anche la necessità del bambino di suzione, necessità istintiva e naturale, va assecondata.
Come capire quando e come allontanare il ciuccio dal bambino?
In generale, ci dicono, sarebbe buona norma togliere il ciuccio nel periodo compreso tra i 24 e i 36 mesi ma cosa ancora più importante è farlo quando il bambino ci fa capire di essere pronto. Ci sono bambini che decidono da soli di non averne più bisogno e altri che vanno accompagnati (magari togliendoglielo 5 minuti in più ogni giorno…) ma arriva il momento in cui il bimbo da segni di voler ricercare la sua autosufficienza ed è quella l’occasione da cogliere al volo. 
“Non vedo in giro ragazzi di 18 anni con il ciuccio”, ha ironizzato Francesca Valla, “perciò credo che arrivi per tutti il momento dell’abbandono!”.
Importante è anche accompagnare l’atto con un rito di separazione: magari sotterrando il ciuccio in una scatola, con una letterina scritta insieme da mamma e figlio (non so dove ho letto che qualcuno ci ha piantato sopra dei semini, così la piantina cresciuta sarebbe stata agli occhi del bimbo come la “pianta del ciuccio” e l’ho trovata una bella idea).
C’è chi inventa favole, come Micaela, appunto, che ha usato la storia delle fatine con la femmina e del lupo famelico con il maschietto, in ogni modo le favole sembrano funzionare sempre. 

Qualche altro consiglio pratico?
Beh, ecco alcune dritte di Tata Francesca…
1. Non tenere il ciuccio a portata di mano: se lo vedono lo vogliono!
2. Avere più di uno, per evitare che si attacchino a un oggetto in particolare, che si può rovinare o perdere e cosa inventarsi a quel punto?
3. Non usare il succhietto come “tappo”: ascoltare cosa vuol dire quel pianto
4. Non usare zucchero o miele per incoraggiare l’uso del ciuccio a un bambino che non ne vuol sentire parlare. Io confesso di averci provato mezza volta, usando il miele rosato e pensando di aiutare in una botta sola anche i denti e il mio l’ha sputato più lontano di prima, per fortuna. Così non c’ho più riprovato…
5. Alcuni ospedali potrebbero indicare il ciuccio come elemento indispensabile per la valigia da portare con sé il giorno del parto. Ma non è necessario, serve più che altro a loro, semmai, per poter gestire 40 pupi urlanti   
6. Se la notte il bimbo lo sputa (il mio lo fa sempre) non rimetterglielo in bocca per forza 
Sono stati sfatati anche alcuni dei soliti miti, tra cui il più importante: 

– Il ciuccio non farebbe male ai denti: questa credenza è figlia dei vecchi ciucci “a ciliegia”, come ci spiega la rappresentante dell’Osservatorio Chicco. Ora i ciucci hanno un verso studiato apposta per il palato, sono divisi per fasce di età per rispettare la suzione, che cambia prima e dopo la dentatura

Insomma, una bella chiacchierata, sopratutto considerando il fatto che insieme a me e a Micaela, c’era anche la dolcissima Alessia di Mammachegioia. A breve anche lei ci dirà la sua sulla giornata trascorsa insieme. E’ sempre bello incontrare dal vivo altre blogger che di solito segui. In questo caso, poi, sono anche più “gagliarde” di come sembrano! 🙂

Ok, lo ammetto…..mi sono fatta anche autografare una copia del libro di
Francesca Valla, “E’ facile fare la mamma…se sai come si fa”,
però posso giustificare questo mio atto tardo-adolescenziale con il fatto
che a breve potrò dirvi com’è 🙂

Pablito & I con la nostra bella maglietta dal sapore vintage regalataci da Chicco come
ricordo della giornata ❤ bella coppia, vestiti uguali!