Yoga in gravidanza: i consigli per la pratica in spiaggia e una guida per le future mamme

Chi mi segue da un po’ lo dovrebbe sapere bene: amo lo yoga. L’ho scoperto durante la gravidanza quando, come molte altre mamme, soprattutto le primipare, ho pensato che mi avrebbe aiutato ad esorcizzare le mie paure, supportare corpo e mente e, perché no, allontanare il dolore. Ho già parlato anche dell’importanza, almeno per il Kundalini Yoga (seguito dalla mia insegnante dell’epoca) del 120esimo giorno di gravidanza e dell’altrettanto importante 40esimo giorno dalla nascita del bambino, perciò sono ben lieta di parlare alle future mamme anche dell’uscita del libro Gravidanza Benessere Yoga (di Tara Lee e Mary Attwood, edito da Mental Fitness Publishing di Trevisini Editore), ovvero una guida pratica in cui sono racchiuse molte informazioni sullo yoga in gravidanza.

Gravidanza benessere yoga: libro, esercizi

Nel libro vengono spiegate passo dopo passo posizioni yoga, tecniche di respirazione ed esercizi di rilassamento, utili tanto all’inizio della gravidanza quanto durante il travaglio, ma anche dopo il parto. Sono state inserite anche tecniche di visualizzazione, propositi e storie vere che possono fungere da ispirazione. Molti degli esercizi proposti sono stati pensati per alleviare i disturbi più frequenti della gravidanza, ma anche per sviluppare forza, resistenza e flessibilità, utili ad affrontare gli ultimi mesi e il travaglio.
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Festa per la fine dell’asilo nido tra regalini e qualche lacrima (le mie)

Eccoci qui, alla fine la tanto attesa festa per la fine dell’asilo nido è arrivata. La temevo, da un certo punto di vista. Sapevo che mi sarei commossa mentre il direttore avrebbe fatto il discorso a tutti noi genitori, ringraziandoci per la fiducia che abbiamo sempre concesso agli insegnanti. Ci sono stati i regali alle maestre, alla cuoca e al direttore, ma ho anche pensato che sarebbe stato bello lasciare un pensierino ai bambini che ci hanno affiancato in questo viaggio e che, credo, mancheranno più a me che al nano.
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Togliere il pannolino: le 10 cose che avrei dovuto sapere circa lo spannolinamento

Chiedo venia, so di essere sparita da un po’ (ma so che dormite comunque la notte, tranquille!). Ci sono molte cose che vorrei raccontarvi, post e mail a cui vorrei rispondere, ma sono alle prese con un corso di formazione professionale che (spero!) potrebbe migliorare anche questo blog, oltre che il mio lavoro, ma che mi sta anche lasciando mezza viva e mezza morta di stanchezza. Il resto del tempo, come potete immaginare, lo passo dietro a Pablito. Che, tra l’altro, ha finalmente tolto il pannolino (almeno di giorno)! Ecco la nostra storia…e in fondo al post le mie profonde riflessioni in 10 pratici punti, per le lettrici più pigre 🙂 

Sì, so che questo genere di post lo avrete letto già tante volte, se seguite le mamme blogger, ma il bello del nostro “settore” è proprio che ogni mamma vi può dire la sua: tutte abbiamo un bambino diverso, noi stesse lo siamo e abbiamo tempistiche differenti. Così funziona per lo spannolinamento, sia per quanto riguarda il figlio che la madre: ci sono quelle che se la possono e vogliono prendere comoda, chi deve sbrigarsi visto l’imminente arrivo di un fratellino che complicherebbe la questione, c’è chi teme l’inizio della scuola materna (pannolini banditi!), chi deve coniugare lo spannolinamento con gli impegni di lavoro e così via.

Perciò vi dico la mia, anche perché, come spesso accade, l’esempio di mio figlio può consolare davvero tutte: se c’è una cosa che lui può fare più tardi degli altri bambini, per pigrizia o solo per far impazzire me, la farà! Comunque a quanto sembra anche noi alla fine ce l’abbiamo fatta, in queste settimane. Quindi c’è speranza per tutti.

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Come ci si sente dopo il parto? La mia esperienza e la nostra #storiadiprotezione

Camici bianchi, codice rosso, pareti grigie, cielo azzurro che ancora si vede dalle finestre: ero in ospedale e il parto non stava decisamente andando come avevo immaginato fino ad allora. Niente, a dire il vero, stava andando come avevo previsto (qui il racconto di come sono andate le cose, per chi se lo fosse perso). Me l’avevano detto eh, intendiamoci. Al corso preparto, il gruppo delle mie amiche già madri, i libri che avevo letto, quelli scritti dagli esperti. Eppure una parte di me continuava a ripetersi che a ma non sarebbe accaduto.

Ricordo il giorno della sua nascita soprattutto per il dolore che ho provato, la paura, lo smarrimento. Poi è arrivato quel cesareo di urgenza e alla fine lui. Non ho avuto modo di stringerlo a me, come credevo, me l’hanno portato subito via dopo avermi fatto appena intravedere quella palletta grigia e arrabbiata che piangeva forte. “Questo è suo figlio, è nato alle 18,06”, mi hanno detto. Stop. Poi il sonno, mi sono addormentata mentre ancora i medici si davano un gran da fare sulla mia pancia.

Solo dopo alcune ore che sembravano interminabili ho potuto vederlo. Ma anche in quel caso, oltre a pensare che era un bel bambino ed era in salute, la mia prima preoccupazione è stata quella di allattarlo il prima possibile, farlo attaccare a quel seno che rifiutava. Ansia da prestazione, non stavo rispondendo al mio primo ruolo di madre, ovvero nutrirlo. I giorni in ospedale ero più concentrata su quell’aspetto che sulla mia creaturina.

Poi, finalmente, a casa. Ed è lì che è nato davvero mio figlio. E’ lì che è nata la mamma che è in me.

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Gestire il pianto del neonato: i rischi dell’ignorare o scuotere il bambino

Negli ultimi giorni i giornali on line stanno ponendo sempre maggiore attenzione al pianto del bambino e ai rischi legati al fatto di ignorarlo o, peggio ancora, scuotere il piccolo. Penso siano notizie utili soprattutto per le mamme alle prime armi: nei primi mesi di vista di P. mi sono sentita molte volte ripetere “fallo piangere”. Ora ripensandoci credo che sì, forse avrei potuto resistere oltre, ma sono contenta di non aver dato ascolto a chi mi diceva di perseverare quasi a oltranza.

I rischi che possono derivare dal pianto prolungato sono cosa nota per molte mamme, ma non da tutte e per questo credo valga la pena ripeterli. Come riportato dall’huffingtonpost.it
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