Omogeneizzatore Chicco CuociPappa Natural e ricordi dello svezzamento di P.

Finalmente è arrivato il momento tanto atteso: lo svezzamento. Quale omogeneizzatore scegliere, tra i tanti in commercio? Io vi racconto la mia esperienza con il cuocipappa della Chicco

Questo blog è nato con l’intento di aiutare chi, come me, fosse alla ricerca di informazioni utili (o semplicemente consolazione), perciò vorrei spendere qualche parola su prodotti che mi sono stati utili, quelli che ho comprato e che mi hanno accompagnato durante la crescita di P. Oggi ho deciso che è il turno di uno di quegli elettrodomestici che mi sono stati più cari durante il suo primo anno di vita…così caro che quando si è rotto quasi ho pianto, ovvero l’omogeneizzatore della Chicco, il Cuocipappa Natural. A rivedere le foto quasi mi commuovo di nuovo e lo vorrei ancora qui, accanto a me, a farmi compagnia sul divano davanti a un film. Stretti stretti. Anzi, mi chiedo come ho fatto a non parlarne prima…

Fascia porta bebè: il babywearing fa tendenza

Finalmente un po’ di buona e sana informazione: ultimamente si sta tornando a parlare dell’importanza del portare i bambini in fascia. Sì, perché sembra essere diventata una vera e propria tendenza tra le nuove generazioni di genitori, anche se molte mamme blogger (io tra queste) professano da tempo la loro fede, in questo senso. Finalmente la gente si sta svegliando.

P. da quando è nato è stato sin da subito un bambino molto impegnativo, nel senso che non gradiva starsene buono nella sua culla, mentre altri (non molti) neonati accettano la cosa, magari non proprio di buon grado. Non so gli altri, ma il mio non smetteva di piangere e urlare finché non lo prendevo in braccio. Già sento nelle orecchie l’obiezione “eh, però tu non l’hai abituato…eh, però tu l’hai viziato” che mi fa tornare in mente la tortura psicologica e le pressioni che ho subito in quel periodo (ne ho parlato qui: Neonato vuole sempre stare in braccio). Com’è, come non è, il piccolo piangeva in continuazione e dopo un po’, per tenerlo vicino ma poter anche muovermi liberamente per casa, ho iniziato a usare la fascia porta bebè. Mai scelta fu più azzeccata e la benedico ancora. La mia esperienza, però, non basta a spiegare quanto sia importante la fascia, come più volte hanno sottolineato mie amiche più esperte di me. Quelle che riuscivano davvero a fare di tutto con la fascia e che magari le producevano anche.

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Baby sitter al posto dell’asilo nido? Un aiuto alle mamme nella loro scelta

Baby sitter o asilo nido?

Mentre io attendo speranzosa l’uscita delle graduatorie per la scuola materna (un giorno aprirò un capitolo a parte riguardo gli open day a cui ho assistito…), si avvicina il periodo caldo relativo alle iscrizioni per gli asili nido per l’anno scolastico 2016-2017. Per molte mamme potrebbe essere la prima occasione per lasciare il bambino a scuola dopo averlo tenuto sempre accanto a sé, come è accaduto a me lo scorso anno, quando P. aveva 2 anni. Avevo paura, lo ammetto. Una paura assurda a lasciarlo, pur sapendo che sarebbe stato in mani affidabili (prima di scegliere il nido ho fatto ricerche e indagini di mercato che neanche la Microsoft e la Apple messe insieme…).
Mi sentivo in colpa, pur avendo dedicato al mio piccolo ben 2 anni di vita occupandomi di lui full-time. O forse proprio per questo. Eravamo una cosa sola, io e lui, mi sentivo quasi di tradirlo. Eppure, al di là del fatto che avevo bisogno di recuperare quella vita sociale e professionale che avevo perso troppo tempo prima, sentivo che separarci, anche solo per mezza giornata, sarebbe stato utile anche a lui. Lo vedevo pronto. Lasciarlo andare oppure no?
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Festa a tema Spiderman per il 3° compleanno del mio piccolo supereroe

Piccola latitanza dal blog dovuta a: estrazione di un dente del giudizio abbastanza problematico che mi ha spinto più verso il letto con la testa tra due cuscini che davanti al pc e organizzazione della  terza festa di compleanno di Pablito (“Amore, che tipo di festa vuoi?” – “Hmmmmm….” – “Come dici? A tema Spiderman?” – “Sììììì mammaaaaa! A tema Spiderman, bellooooo!”).

Ora, il terzo compleanno è stato anche il primo di cui Pablo abbia realmente afferrato il senso, tanto che ha iniziato a comportarsi da despota appena sveglio (“Voglio la tortaaaaa! Voglio la candelinaaaaa!” – “Amore, aspetta che arrivino gli amici, per festeggiare, no?” – “Nnnnnoooooooo!”). Però devo dire che è stata anche la prima volta in cui l’ho visto davvero soddisfatto e felice. Quando abbiamo festeggiato il suo primo anno (festa a tema principi e principesse) ci guardava tutti con l’aria “ma-che-volete-da-me”. Il secondo anno era a casa con 39 di febbre, povero cucciolo, anche se aveva voglia di giocare e saltare e ci siamo limitati a festeggiare con pochissimi amici, qualche palloncino e torta (con richiami a Masha e Orso). Finalmente quindi quest’anno P. ha potuto vivere l’emozione di avere tutti gli amici intorno, urlare a sua madre, scartare i regali e divertirsi.
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Plagiocefalia nel neonato: mettiamo la testa a posto. La nostra esperienza

Il medico guardava attentamente la testa di P., a pochi giorni dalla sua nascita, per la prima visita pediatrica dopo l’uscita dall’ospedale. Un po’ troppo attentamente. Un po’ troppo a lungo.
“Tutto ok?”, ricordo di aver chiesto io, sicura che mi avrebbe risposto: “Sì sì, mi scusi, mi ero assopito” (il primo pediatra che ho scelto per P. è lo stesso che ha cresciuto me e i miei cugini…insomma, non è un giovanotto e ci stava che si addormentasse, ma è molto bravo).
Invece no, non era tutto ok e lui aveva qualcosa da dirmi. Plagiocefalia da posizione. Insomma, la testa di P. era leggermente schiacciata da un lato. Ecco un’immagine tratta dal Web per rendere l’idea:

A tre anni di distanza da quel giorno, mi trovo a ricordarlo e a ricordare le parole del dottore per tranquillizzare alcune mamme che potrebbero vivere la mia stessa esperienza, senza per questo pretendere di scriverci un trattato sopra. Come al solito (non mi stancherò mai di ripeterlo) occorre sempre seguire il parere degli esperti, ma vorrei solo rassicurare chi potrebbe essere preoccupata come all’epoca lo sono stata io.
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