Come costruire un autolavaggio per macchinine giocattolo [DIY]

Negli ultimi mesi il 3enne gioca quasi sempre con una sola cosa: il giradischi. Esatto: vinili vecchi che ha trovato in camera mia, soprattutto dei Beatles ma non solo, coprono ogni angolo della sua stanza e lui trascura i suoi giocattoli più di quanto facesse prima. Unici giocattoli che tiene ancora in considerazione sono le macchinine, il che lo rende ai miei occhi un po’ meno simile a Benjamin Button e un po’ più vicino ai suoi coetanei 🙂
Non che voglia tarpare le ali alla sua passione per la musica, ma quando poi attacca il “mostro” ai bambini del parco con “Tu lo conosci il disco dei Pink Floyd?”, ricevendo in cambio occhiate perplesse da parte dei suoi coetanei, allora cerco di ricordargli che ha pur sempre 3 anni, incentivando per questo il suo amore per le macchinine. Proprio per questo ho costruito per lui un autolavaggio, con pochissimi elementi a disposizione in giro per casa e ho coniugato un’altra sua grande passione. L’AUTOLAVAGGIO, appunto.

Quel luogo mitico che adora. Quando mio marito deve lavare la macchina, per il piccoletto è un giorno di festa e inizia a saltellare in giro mentre il papà si prepara. In effetti anche a me, da piccola, affascinavano quei rulli che giravano, l’acqua, quegli enormi meccanismi…
Il risultato sembra abbia funzionato: il 3enne ci ha giocato anche per 20 minuti di fila, il che per me è un miracolo, al momento. Quindi voglio condividere qui sopra il mio entusiasmo e l’idea, sperando possa essere utile a qualcuno.

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Cose che dovrei imparare da mio figlio

Ultimamente mi sono accorta di non aver aperto abbastanza la mente, cosa strana per me. Guardare le cose da un’unica prospettiva, la mia, non è da me. Anche perché è la prospettiva più stanca e nera. Come quelle volte in cui mi fisso a preoccuparmi di ciò che mi manca piuttosto che farmi forza con ciò che ho. Non sono mai stata la piccola Pollyanna che con le guance rosa vuole (deve!) trovare per forza il lato buono delle cose, però per una volta vorrei provarci. Le cose belle che ho dovrebbero fare da fondamenta per la mia felicità, per la mia vita.
Vorrei tanto prendere esempio da mio figlio.

Lui si sveglia la mattina e lo sapete qual’è la prima cosa che fa?
Ride.
Perché per lui è iniziata una nuova giornata in cui esplorare tutto il mondo.
Ha un anno, sta iniziando a camminare e prova a parlare.
Perciò se la mia giornata è faticosa, anche la sua non scherza.
Lui si esercita tutto il giorno (io, da quanto ho partorito, mi alleno per sbaglio una volta a settimana): si appende a tutto ciò che lo può sostenere, fa tre-quattro passi, poi si esalta di quel successo, ride, urla di gioia e cade.
Io, trent’anni dopo tutto questo, probabilmente fatti quei quattro passi mi butterei a terra insoddisfatta per non averne fatti sei-sette.

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Le (prime) 25 cose che vorrei insegnare a mio figlio

…Ma sono solo le prime che mi sono venute in mente in questi giorni mentre lo guardo scoprire il mondo piano piano, con le sue gambette grassottelle e le manine pronte ad afferrare tutto (sopratutto i capelli). Sicuramente me ne verranno in mente altre guardandolo crescere…

1. non è detto che una donna debba lavare le tue mutande e i tuoi calzini. Impara a usare la lavatrice, la lavastoviglie e a cucinare (a tuo padre è servito saperlo fare…fidati)

2. Se una ragazza ti dice che vuole prendersi una pausa dal vostro rapporto per riflettere…beh, al 99% dei casi sappi che ha già riflettuto e vuole mollarti (io e tuo padre siamo stati quell’ 1% ma non ti fare troppe illusioni…)

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Rosa è da femminuccia? No agli stereotipi. Quindi voglio la macchina da cucire di Spiderman!

Gli inglesi se la prendono con il rosa, l’ho scoperto solo ora che sto per diventare mamma e faccio caso a certe questioni. Beh, lo chiamano “Pink Stink” ed è un movimento che già da tempo osteggia tutto il rosa che regna sugli scaffali dei prodotti per bambine, lottando contro i vestitini da principesse Disney, Hello Kitty & co., nastri, ornamenti glitter e tutto ciò che, in poche parole, può portare le piccole di casa a diventare una sorta di clone di Flavia Vento o Paris Hilton. Questo colore sarebbe, in quest’ottica, il simbolo di tutta una serie di stereotipi della donna che aspetta il principe azzurro alla finestra invece di trovare da sola il modo di uscire dalla torre in cui è rinchiusa. Come se essere circondate da troppo rosa precludesse loro la possibilità di diventare ricercatrici, manager, ingegneri o direttrici di banca, per dire. Ora che sto per diventare mamma la cosa mi lascia perplessa per diversi motivi.

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