Che fine ha fatto mamma Beat? Rinnovati look, piattaforma e piano editoriale del blog

Sono veramente felice di essere finalmente tornata qui sopra. Tante, ma proprio tante modifiche sono state fatte a questo blog, nel corso di 4 lunghi anni. Da tanto tempo progettavo di passare da Blogspot a WordPress e finalmente ce l’ho fatta. Tutto da sola, per altro, il che è sempre un bell’esercizio per il mio lavoro. Quindi nuova grafica, nuovi strumenti più funzionali (per me), ma soprattutto una linea editoriale cambiata negli anni.

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Festa per la fine dell’asilo nido tra regalini e qualche lacrima (le mie)

Eccoci qui, alla fine la tanto attesa festa per la fine dell’asilo nido è arrivata. La temevo, da un certo punto di vista. Sapevo che mi sarei commossa mentre il direttore avrebbe fatto il discorso a tutti noi genitori, ringraziandoci per la fiducia che abbiamo sempre concesso agli insegnanti. Ci sono stati i regali alle maestre, alla cuoca e al direttore, ma ho anche pensato che sarebbe stato bello lasciare un pensierino ai bambini che ci hanno affiancato in questo viaggio e che, credo, mancheranno più a me che al nano.
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Neonato vuole stare sempre in braccio: parte seconda (tre anni dopo)

Mi sono accorta, spulciando tra le pagine più cliccate di questo blog, che uno dei post più letti è quello che ho scritto poco dopo la nascita di P. in cui parlavo/mi lamentavo del fatto che volesse sempre stare in braccio. L’ho riletto e rabbrividisco. Orrore. Lo vorrei cancellare dal web e dalla faccia della Terra ma non mi sembrerebbe corretto. Come tutto il resto del blog, racconta una parte della nostra storia ed è giusto che stia lì, ma è anche giusto che faccia, a quasi 3 anni esatti di distanza, una doverosa precisazione e racconti come sono andate le cose poi. Altrimenti sarebbe un punto di vista incompleto.
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Cose che mi fanno stare meglio quando sto peggio

E’ da un po’ che non scrivo, è da un bel po’ che mi lamento, è quasi un anno da quando è iniziato un periodo abbastanza difficile di cui ho parlato a volte, magari nascondendo il tutto dietro una battuta o due. Ma ci sono occasioni in cui mi sento sopraffatta, il lavoro da freelance è più duro di quanto mi aspettassi, con un bambino in casa. I miei ritmi sono molto più rallentati rispetto a quando facevo prima questo lavoro. Mio marito torna sempre più tardi…ripenso alla vita che facevo un anno fa e mi chiedo come facessi a lamentarmi…anzi, ho riletto un post in cui dicevo che mi mancava lavorare fino a tardi. Per la serie “non-sono-mai-contenta-di-quello-che-ho”.

Ma non sono qui per piangermi addosso, anzi. Ho iniziato a farmi forza, a cercare il bello intorno a me, a ricordarmi cosa è davvero importante. Senza scendere nella retorica (che bella la famiglia, i figli, il sole, la natura…) sono riuscita a immortalare alcuni momenti felici. Preferisco parlare di quelli, magari può essere un consiglio utile per chi passa un momento di stress come quello che sto vivendo io.
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Luneur tra nostalgia e ricordi. Se solo potessi portarti lì…

…quando quei cancelli erano ancora aperti per noi…

Attenzione: post ad alto contenuto nostalgico e dalla forte connotazione territoriale. Nel senso che se non siete cresciuti a Roma forse non vi farà nè caldo nè freddo e non capireste di cosa sto parlando. Ma se siete miei concittadini, magari della mia stessa generazione…dedicate anche voi un pensiero a…

Il Luneur. Figlio mio, non l’ho mai dimenticato, anche se ormai lo hanno chiuso da tempo. Non ho capito bene perchè e percome, ammetto che non ho seguito bene la faccenda e so solo che su internet e sui giornali ho letto qui e là commenti su interessi politici, economici, su disoccupati rimasti senza lavoro per questa scelta, su problemi legati alla sicurezza di quelle giostre…boh. Com’è, come non è, sta di fatto che ogni volta che passo lì davanti mi prende quel morso allo stomaco. Perchè so che si parla anche dell’ipotesi di riaprirlo, quel posto, ma con un altro aspetto, completamente ristrutturato…una cosa tipo così:

dove ho trovato questa foto? https://www.facebook.com/LuneurPark e in giro sul web…

 

https://www.facebook.com/LuneurPark

Insomma, a quanto ho capito quel posto lì lo vogliono colorare, abbellire, renderlo una sorta di villaggio dei Teletubbies e per carità magari verrà pure fuori qualcosa di fico ma non sarà IL Luneur.
Quello di quando marinavi la scuola, di quando davi i primi baci (o per meglio dire “limonavi” o “paccavi”, usando un linguaggio che all’epoca era scandaloso e per te sarà desueto), quello in cui alcuni gestori di giostre con le facce da delinquenti ti invitavano a salire sulle loro macchine o a sparare contro barattoli con fare minaccioso e tu timidamente ti defilavi.

Amore mio, quanto avrei voluto farti riempire gli occhi di stupore davanti al genio delle “Notti orientali”

Fonte: www.theparks.it

e forse mi sarei preoccupata perchè anche tu avresti rischiato di prenderti una pedata in faccia mentre cercavi di rimanere in piedi al centro del Tagadà per far colpo su una ragazzina (e io ti avrei detto che eri un deficiente per averlo fatto.Con affetto,eh)…

Fonte: www.webbynet.eu
Tuo nonno mi ci portava se avevo fatto la buona, insieme cercavamo di afferrare qualche cianfrusaglia “made in China” con quella cavolo di pesca verticale e devo dire che lui ci riusciva quasi sempre, nonostante nessuno mi toglie dalla mente che quelle macchinette fossero truccate
Vedi, a noi non serviva molto per stupirci. Noi, figli di famiglie con uno stile di vita più che dignitoso ma non miliardari (parlo delle vecchie lire…), non potevamo permetterci Disneyland e quindi ci facevamo andare bene quel vecchio lunapark dal sapore vintage. Anzi, ora che mi ci fai pensare ci sentivamo anche fichi perchè si diceva che il Trenino delle Miniere fosse stato donato proprio da Disneyland. Ecco, forse quello era “il cestino dei rifiuti” quando a Disneyland un gioco diventava vecchio decrepito, lo si mandava in pensione a Roma, ma a noi piaceva così tanto…
fonte: www.ridesonline.michelfeit.de

 

Fonte: Kenneth Colpaert – Thrilltime.net ma anche TheParks.it
…che poi a bordo di quei piccoli vagoncini finivi in quella miniera di cartapesta dove ti aspettavano i sette nani,dai colori sbiaditi dal tempo e i meccanismi arrugginiti, che cantavano il loro tipico “Heyyyyooooohhhh andiamo a lavorar” con occhi inquietanti, a ripensarci bene.
Però ti sarebbe piaciuto Nessie, che ci avrebbe portato in un giro intorno al lago artificiale, attraversando una finta torre diroccata. Ti saresti divertito come ho fatto io vent’anni fa…
Fonte: http://noiroma2013.wordpress.com
Poi tuo nonno prima e il mio ex fidanzatino del liceo poi, cercavano (e a volte riuscivano) di regalarmi un pesciolino rosso vinto riuscendo a far entrare una pallina in un vasetto di vetro lanciandola da una certa distanza. E ancora, quanti ricordi che non potrò farti rivivere.
Posso mostrarti delle immagini e cercare di spiegarti cosa si provava a…

…a fare amicizia sulle macchine da scontro con i compagni di liceo appena conosciuti…

…a rimorchiare davanti a quelle attrazioni accompagnate da musica da discoteca sparata a palla, effetto fumo che puzzava di zucchero filato e borotalco e “giostrai” che invitavano i passanti a salire a bordo con microfoni che distorcevano la voce e alla fine non si capiva niente di quello che dicevano…sapendo che tua madre non avrebbe approvato quel fare “coatto” e ti avrebbe ordinato di filare in camera tua a cambiarti i vestiti. Era l’epoca del “rennino”, delle Adidas Tobacco, dei Levi’s 501…in effetti se andavi a casa a cambiarti non facevi una lira di danno

Fonte: www.chronica.it

…Come farò a spiegarti che in quel lunapark niente era nuovo, tutto era un po’ impolverato o scolorito o scrostato ma noi quelle cose non le vedevamo, lo ricoloravamo tutto con le nostre risate e i nostri sogni (o le nostre svomitazzate una volta scesi da montagne russe o “frullatori” di stomaco)…

Fonte: www.kaleidoscopia.it

Non potremo essere immortalati anche noi con le facce da scemi mentre scendiamo giù verso mille schizzi d’acqua (sporca)

fonte: www.lifeinitaly.com

Nè potrai mettere alla prova il tuo coraggio, come facevamo io, i miei cugini e i compagni di scuola, entrando in una di quelle case stregate che te la facevano fare sotto solo a passarci davanti. Nessun film 3D potrà entrare così nei tuoi incubi, figlio mio, fidati. Che poi dentro ci trovavi vecchi manichini impolverati piazzati negli angoli giusti ma io ancora ricordo che paura facevano, forse proprio per quelle parrucche mezze spelacchiate e quei vestiti spolverati l’ultima volta negli anni ’70, credo…

Fonte: Kenneth Colpaert – Thrilltime.net ma anche TheParks.it
Fonte: Kenneth Colpaert – Thrilltime.net ma anche TheParks.it
…quel ragno e gli occhi del gufo che ti seguivano mentre passavi di lì…

Ogni tanto passo di là e se sono sola e ho tempo mi fermo, scendo dalla macchina e butto un occhio oltre quei cancelli sbarrati, quei cartelli che vietano l’accesso e provo a capire in condizioni sia il “mio” parco e so che non sono buone. So che anche volendo ormai sarebbe troppo tardi per farti anche solo immaginare gli anni d’oro di cui ti sto parlando…

Gli anni in cui il Freddo portava Roberta a fare un giro al parco giochi e la faceva innamorare…

ecco di cosa ti sto parlando, figlio mio…immagini che solo a vederle mi portano indietro di vent’anni

http://youtube.googleapis.com/v/TZn6lRAInBE&source=uds

ed ecco, invece, cosa troveremmo ora…l’edera ricopre i nostri sogni di bambini coraggiosi, il degrado cancella le prime sigarette fumate da adolescenti irrequieti e io sorrido tristemente mentre risalgo in macchina sperando di trovare anche per te un posto che sia così folle e speciale in questo mondo che ormai cancella tutto ciò che non sia impeccabile. Grazioso. Colorato.