Giornata mondiale dell’infanzia: le storie di quei minori senza diritti

Il 20 novembre ricorre l’anniversario della Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1959. Eppure siamo ancora ben lontani dall’ideale di un mondo dove ogni bambino della Terra possa essere considerato tutelato, lo sappiamo.

In occasione di questa ricorrenza, vorrei condividere qui di seguito alcune storie tratte da una ricerca realizzata da INTERSOS e Mixed Migration Platform,  pubblicata lo scorso settembre, che indaga sulle ultime sfide in ambito di protezione dei minori non accompagnati in Giordania, Libano e Grecia.

Bambini e adolescenti, costretti ad affrontare da soli un viaggio estremamente rischioso ”di età compresa tra i 15 e i 17 anni di età, soprattutto maschi, che fuggono dalla guerra, dalla leva obbligatoria imposta da Assad, e ragazze che scappano per paura delle violenze che possono subire”, come ha spiegato ad ANSAmed Luigi Achilli, autore della ricerca.

In tutto 66 ragazzi per la maggior parte siriani. Poche voci rispetto al fiume di minori in continuo arrivo in Giordania, Libano e Grecia, costretti a superare le stesse difficoltà anziché entrare in un percorso protetto: ”violenze, abusi, sfruttamento del lavoro minorile e sessuale, assenza di documentazione, arresti e detenzioni, discriminazioni, difficoltà di accedere ai servizi, pochi centri di protezione dedicati ai più piccoli”.

Anche in Grecia, Paese Ue, i minori non accompagnati non hanno vita facile. Solo nel 2016 sono arrivati 100.624 minori. La maggior parte afghani, curdi iracheni, pakistani. Anche qui mancano luoghi protetti, ”spesso vengono inseriti nei centri di detenzione’‘, ha spiegato Alba Cauchi, responsabile Programma nel Paese ellenico di Intersos. Per questo motivo in tanti ”preferiscono mentire sulla propria età, perché una volta certificata e stabilita vengono indirizzati verso centri da cui è molto più difficile uscire’‘. (fonte: AnsaMed)

Il materiale e le storie che seguono sono tratte dalla ricerca “On my own” e spero possano aiutarci a riflettere. A cercare di capire se e come possiamo, nel nostro piccolo, aiutare a migliorare lo stato di cose. Donazioni, volontariato (o anche solo capire da che parte stare…) possono essere il primo passo?

Lavoro minorile

Hamza aveva 16 anni quando lasciò il suo villaggio vicino alle alture del Golan siriano. Nel 2013 è fuggito con i suoi nonni e tre sorelle più giovani dopo la morte dei suoi genitori, quando la sua casa fu bombardata. Attraversarono legalmente il confine con la Giordania e qui la famiglia ha vissuto in una casa fatiscente con due camere da letto, alla periferia di Irbid, non lontano dalla casa in cui suo zio si è trasferito subito dopo lo scoppio della guerra in Siria.

Il ragazzo ha lavorato per sostenere l’intera famiglia anche se, all’inizio, suo zio gli aveva fornito qualche aiuto finanziario. Tuttavia, questo aiuto si è esaurito, lo stipendio dello zio era appena sufficiente a coprire i bisogni della sua famiglia. Così Hamza ha dovuto abbandonare la scuola e trovare un lavoro irregolare come venditore ambulante in un locale mercato, affrontando il rischio di sfruttamento e detenzione.

Sfide per l’ingresso e lo stato legale

Nour aveva 10 anni quando è arrivata in Giordania con suo padre, sua madre e due
fratelli. Era il 2012, all’inizio della crisi siriana. Secondo il padre di Nour,
in quel momento era più facile: “La Giordania era molto accogliente, i confini erano aperti. La parte difficile stava arrivando in Giordania. Abbiamo percorso una strada lunga e pericolosa.

Siamo stati trasportati dalla frontiera a Raba ‘al Sarhan [il centro di transito gestito congiuntamente dal governo giordano e UNHCR]. Lì siamo stati registrati con l’UNHCR e poi trasferiti a Zaatari”. La famiglia si è stabilita alla periferia di Amman e qui la madre di Nour ha dato alla luce un terzo figlio.

Due anni dopo essere entrati in Giordania, tuttavia, la mamma di Nour è dovuta tornare in Siria per visitare sua madre, gravemente malata. A causa della sua salute, la nonna di Nour voleva vedere sua figlia per l’ultima volta.

La madre di Nour viaggiò verso la Siria con il suo figlio più piccolo, lasciandosi dietro Nour e il resto della famiglia. Qualche mese dopo, in seguito alla morte di sua madre, la mamma di Nour ha cercato di ricongiungersi con gli altri in Giordania, ma il confine era già chiuso.

Nonostante diversi tentativi, la donna non è mai riuscita a rientrare nel confine
della Giordania. Nour, suo padre e suo fratello hanno continuato a vivere insieme fino a che le autorità giordane non hanno catturato il padre, deportato poi in Siria.

Nour e suo fratello sono stati accolti da una zia che viveva in Giordania, in chiara violazione del principio CRC (Convention on the Rights of the Child) che delinea l’impatto negativo del separare i minori dai loro genitori, a meno che per la loro stessa protezione.

Lavoro minorile nella valle del Bekaa

Aisha a 13 anni è già diventata il “capofamiglia”: “Io sono la persona che si prende cura di loro”, risponde quando le viene chiesto chi si occupa dei suoi tre fratelli. Sono tutti più giovani di lei: hanno sei, sette e nove anni.

Aisha e i suoi fratelli sono giunti in Libano con i loro genitori, sono entrati legalmente nel paese con un visto turistico. I loro genitori hanno portato i bambini nella Valle della Beqā e sono tornati in Siria da soli, promettendo di tornare da loro dopo un paio di settimane, ma non l’hanno mai fatto.
Ora i bambini vivono in un edificio incompiuto con muri grezzi e non verniciati nella “Bekaa Valley”. Il padre ha dato loro dei soldi, che però non sono durati a lungo. Aisha dovrebbe andare a scuola con i suoi fratelli minori, invece passa le sue giornate lavorando. Ha lavorato per la prima volta in una fabbrica di marmellata sei giorni alla settimana, dalle sei del mattino alle sei del pomeriggio.

Il suo stipendio era già magro (8 $ al giorno), ma è stato reso ancora più miserabile dal fatto che 2$ dovevano andare al coordinatore del campo che “affitta” le persone
ad agricoltori vicini e ad altri datori di lavoro.

Dopo un paio di mesi, Aisha ha lasciato il lavoro perché ne ha trovato uno nuovo in una fattoria, in un campo nella valle della Bekaa. I minori sono pagati meno degli adulti, quindi c’è una forte richiesta di lavoro minorile. Aisha ha spiegato che la paga era ancora molto bassa, ma che “almeno potevo rimanere con i miei fratelli dopo aver finito il turno alle 15:00 “.

Alla fine, Aisha ha lasciato anche questo lavoro, troppo estenuante e troppo lontano da casa sua. Fortunatamente i loro vicini ed altre famiglie aiutano lei e i suoi fratelli per cavarsela.

Mancanza di documentazione

Hamza e Mahmood hanno entrambi 17 anni (al momento della ricerca n.d.r). Hanno lasciato la Siria alla fine di ottobre 2016 e sono entrati in Libano una settimana dopo, una volta che le misure restrittive di registrazione e di entrata era già entrato in vigore (il che ha ulteriormente complicato i criteri già irrealizzabili ed il bisogno di documentazione necessaria per regolarizzare la loro permanenza nel paese).

Come molti altri i minori non accompagnati prima di loro, se ne sono andati per una combinazione di motivi, inclusa la volontà di fuggire dalla coscrizione forzata per mano del Daesh, sperando di trovare un lavoro per sostenere le loro famiglie. Hanno attraversato il confine separatamente e in modo irregolare con l’aiuto di contrabbandieri. Si sono poi incontrati per la prima volta in Libano, dove hanno condiviso un appartamento insieme con altri minori a Bourj Hammoud, una città a nord-est di Beirut.

Al momento di questo progetto di ricerca, i ragazzi non avevano alcuna fonte di sostegno a parte l’assistenza in denaro dell’UNHCR che stavano ricevendo. Inoltre, quando hanno trovato lavoro, gran parte del loro stipendio era destinato ai loro parenti in Siria. Sono diventati una fonte chiave di sostentamento per le loro famiglie a casa. Nessuno dei due aveva parenti in Libano.

Secondo loro, tuttavia, è stata la mancanza di documenti ad aumentare la loro vulnerabilità. Come Hamza ha sottolineato, “noi viviamo nella paura di essere arrestati e picchiati [dalle autorità] ogni volta che usciamo delle nostre case per il cibo. Anche avvicinarsi all’ambasciata siriana è pericoloso: un GSO (General Security Office, un “posto di controllo di sicurezza generale”) è proprio accanto all’ingresso dell’ambasciata. […]

Noi ci spostiamo solo nella nostra zona di Bourj Hammoud perché sappiamo dove si trovano i checkpoint del GSO”. Limitare i loro movimenti, tuttavia, si è rivelato inefficace. I raid notturni sulle case dei rifugiati sono frequenti in molti comuni libanesi. Durante uno di questi raid, Hamza fu arrestato e temporaneamente trattenuto.

Foto in apertura: dal sito Intersos

Smart Home: i dispositivi essenziali per ottenere una casa sicura con consumi limitati (a Natale, ma non solo)

Ok, a quest punto è chiaro che sto attraversando un momento di “pazzia” per la casa, ma è anche vero che sto lavorando molto per renderla il più accogliente e sicura possibile. Inoltre, con l’arrivo del freddo, ultimamente ci sta piacendo più del solido rifugiarci nel nostro nido e avvertire quel senso di protezione e serenità. Così, dopo aver parlato di idee low cost per ottenere un bagno da favola con senza spendere enormi budget e dopo aver presentato alcune idee per portare la luce naturale in casa grazie a finestre non convenzionali, oggi tocchiamo un argomento decisamente più hi-tech. Parliamo di smart home.

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November home projects #1: sfruttare finestre e infissi in modo non convenzionale

Eccoci qui: parte da oggi una mini-rubrica che ci terrà compagnia per il mese di novembre, tutta dedicata alla casa. Il nostro nido o, per lo meno, quello che dovrebbe essere il nostro nido se solo avessimo più tempo/soldi/fantasia per occuparcene al meglio. Capita solo a me di (dover) rimandare spesso lavori o piccoli progetti che renderebbero la casa più accogliente? Dal momento che questo blog va avanti principalmente grazie alla voglia di condividere idee e entusiasmo, di far tornare la voglia di migliorare anche a chi l’ha persa (come è accaduto e accade di tanto in tanto alla sottoscritta), cercherò di dare più spazio alle idee per la casa, tra organizzazione, arredamento, progetti e design.

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Consigli per organizzare al meglio il cambio di stagione per (e con) i bambini

Anche se qui a Roma si va ancora in giro a maniche corte nonostante l’autunno inoltrato, inutile far finta di niente: è ora di affrontare, se non l’avete già fatto, il temuto cambio di stagione. La maternità mi ha fatto passare da ragazza che gettava le sue giacche dove capitava, con grande rabbia della madre, a donna che cerca il più possibile di trovare un proprio metodo di organizzazione semi-scientifica per regalare al figlio (e ok, dai, anche al marito) un nido accogliente in cui vivere.

Perciò oggi si affronta il problema di come affrontare il cambio di stagione per l’armadio dei bambini. Se cercare ispirazione per sopravvivere al cambio di stagione per i vestiti degli adulti, invece, vi consiglio la lettura di un interessante articolo pubblicato su Habitissimo.it: qui troverete spunti e consigli per gestire al meglio la questione, con metodo, pazienza, ma anche uno spirito positivo (in fondo rimane una buona occasione per liberarsi dei vecchi capi e fare spazio a nuovi acquisti, vediamola così).

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Da Auchan arriva la SpeedyCup di Cars 3 per una sfida tra piccoli amici

Non so voi, ma dopo la Minion-follia degenerata con l’uscita di Cattivissimo Me 3 al cinema questa estate, a casa mia ora è scoppiata la moda di Cars, che il folletto ha scoperto solo ora, a 4 anni. Prima, infatti, ha dimostrato poco entusiasmo per macchine e macchinette, ma da quando ha visto al cinema il terzo capitolo della saga di animazione, nelle sale in questi giorni, impazzisce per ogni gadget che vede nei negozi.

Perché ve ne parlo? Perché i protagonisti di Cars 3 sono arrivati anche tra gli scaffali del supermercato e, per essere più precisa, presso gli ipermercati e centri commerciali #AuchanItalia. Oltre alla possibilità di raccogliere bollini per collezionare gli 8 cuscini ispirati ai protagonisti del film d’animazione, infatti, sarà possibile raccogliere e collezionare anche le SpeedyCard per sfidare i propri amici (qui maggiori informazioni).

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