Un “Cuore di Cane”, Michail Bulgakov, il mare e me.

 

Avevo sentito parlare di “Cuore di Cane” solo in riferimento all’omonimo spettacolo teatrale e mi ero incuriosita senza mai, però, approfondire davvero la cosa. A ricordarmelo c’ha pensato la casa editrice Newton Compton, sì, quella che sta pubblicando già da qualche tempo grandi classici e best seller a soli 0.99 centesimi. O per meglio dire, senza prenderci in giro, un euro. Così mentre fai la fila alla cassa o sei in autogrill ti capita di dire: “Ma sì, gli do una chance” e magari ti becchi un libro ben scritto che ti saresti perso, se non te l’avessero piazzato lì davanti a quel prezzo ridicolo. Bella idea, bravi Newton Compton. 

Data la trama ed alcuni passaggi del testo, a molti questo libro ha ricordato (e ricorderà) Frankenstein (“si pronuncia FRANKESTìN” – cit.) di Mary Shelley. A ragione. Anche qui, infatti, ci troviamo davanti a un essere creato sinteticamente dalla scienza, anche in questo caso l’essere diventerà un mostro temuto da alcuni ma anche e sopratutto vittima disadattata in un contesto sociale che naturalmente non gli appartiene, senza che lui abbia mai chiesto di entrare a farne parte. 
 
In breve…
 
“Cuore di Cane è un romanzo fantascientificosatirico di Michail Afanas’evič Bulgakov, che narra la storia della trasformazione chirurgica di un cane in un uomo, con chiaro intento parodico e satirico nei confronti della nuova società sovietica e dei suoi sviluppi postguerra (la NEP, Novaya Ekonomicheskaya Politika, è la nuova politica economica inaugurata da Lenin dopo il fallimento della sovietizzazione forzata dell’economia).”
 
Sta di fatto che, detto questo, mi aspettavo una storia un po’ retorica su come siano migliori i cani rispetto agli esseri umani (in effetti ci vuole poco ad esserlo…). Il succo, in fondo, è quello: mentre il cane si antropomorfizza, infatti, l’ipofisi umana trapiantata nel suo cervello comincia ad avere la meglio sul cuore puro di Pallino, trasformandolo nello spettro dell’uomo da cui l’ipofisi stessa è stata tratta. Ovvero un “farabutto” (parlo come mia nonna, lo so) da pub, dedito all’alcool e al turpiloquio, irriverente e mezzo ladro. La mente e la natura umana comincia a prevalere su quella animale, quindi, compromettendone la genuinità. 
 
“Dovete capire che il vero disastro è che lui non ha più un cuore di cane ma un cuore di uomo”.

 
L’argomento animale vs essere umano, col primo che straccia il secondo in termini di sensibilità e sentimenti, non è un argomento nuovo e credo non lo fosse neanche negli anni ’20, epoca in cui il romanzo è stato scritto. Eppure è un tema che Bulgakov tratta con una spietata ironia e cinismo, con un lessico e un ritmo che cambiano di capitolo in capitolo, coinvolgendo sempre più il lettore (all’inizio a mio avviso la lettura è un po’ lenta poi le cose cambiano e le pagine volano sempre più velocemente). Aforismi colti, pungenti, saggi, sarcastici e la lettura si scioglie sotto le dita, mentre il punto di vista del lettore salta dalla prima alla terza persona senza per questo fare alcun danno, anzi, ravvivando il ritmo.
 
“Eh si, sono assai importanti gli occhi, sono una specie di barometro. Vedi chi ha una grande aridità nell’anima, chi senza una ragione può schiaffarti la punta dello stivale nelle costole, e chi invece ha paura di tutto e di tutti”.
La cosa che mi ha colpito di più, però, è stato lo spaccato di vita che Bulgakov mostra, la quotidianità in quella società sovietica del dopoguerra di cui sento di sapere così poco e in cui non era possibile possedere case con 7 stanze, in cui il tesseramento al partito contava così pesantemente e in cui il termine “proletariato” non nascondeva solo vittime ma anche carnefici. Proprio per la sua satira pungente e il suo realismo il libro venne censurato, all’epoca, per poi tornare in voga solo negli anni ’60-’70.  
Non sarà stata la più classica delle letture da ombrellone, in effetti, e forse mi ha lasciata inizialmente interdetta ma in fondo mi sento di consigliarlo. Per quello che può contare, ovvio.     
 
Con questo post partecipo (di nuovo, dopo tanto tempo!) al venerdì del libro, iniziativa di Home Made Mamma a cui aderisco sempre volentieri (quando il Nano me lo permette…).
 
 

9 thoughts on “Un “Cuore di Cane”, Michail Bulgakov, il mare e me.

  1. Ciao! Ho letto questo racconto di Bulgakov perchè ho una raccolta in cui sono presenti anche altre 2 storie (Diavoleide e Le uova fatali).
    Questa qui di cui parli anche tu è quella che mi è piaciuta di più, a dire il vero, le altre due invece non mi hanno entusiasmato, anzi, mi hanno un pò annoiato.

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  2. consiglio di leggere anche il resto della produzione di Bulgakov (attenzione a contestualizzare…parliamo appunto degli anni '20, non si può leggere come se fosse un contemporaneo), soprattutto “Il Maestro e Margherita” che crea sempre giudizi discordi o lo si adora o lo si odia, io, si sarà capito, lo adoro!

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  3. beh, secondo me come autore non è che sia immediatamente fruibile eh….devo provare a leggere altri racconti. A me hanno consigliato “Il maestro e Margherita”, per esempio…

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  4. ah! ecco un'altra fan di “Il maestro e margherita”….e allora mi tocca proprio leggerlo! in effetti finora l'impressione che mi ha dato quest'autore è stata buona ma aspetto di leggere anche qualcos'altro per confermare. Hai pienamente ragione: va contestualizzato, assolutamente!

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