Un diamante da Tiffany: più costoso che prezioso

Dopo aver letto manuali di pediatria, pedagogia, geometria del poppante, manuali Ikea per neonati, Cabala per neo-mamme disperate, autori russi dei primi del Novecento, annunci di lavoro scandalosi da farti saltare i nervi, volevo un po’ di leggerezza. Una bella storia d’amore, ecco cosa mi ci voleva, un romanzo fresco. Così ho tolto la polvere e le “ragnatele” che coprivano la mia copia di “Un diamante da Tiffany”, chiedendomi come mai la scorsa estate io l’abbia scagliato nella parte più remota e oscura della libreria.
Poi ho letto qualche pagina e ho ricordato che forse questo era un libro che avrei dovuto leggere una decina di anni fa, magari durante la maturità o i primi anni di università, quando alternavo le ore di studio, per cercare evasione dai libri, con Dawson’s Creek, Un posto al sole e il Grande Fratello.
Ho ricordato l’entusiasmo con cui l’ho acquistato, conquistata dal titolo, dalla breve trama in copertina (“New York, Parigi, Londra. Tre città, tre stagioni. Un unico amore?“), dall’accattivante presentazione:


Divertente come Il diavolo veste Prada
Romantico come Notting Hill.
Molto più che un gioiello

A questo punto ho anche ricordato le parole di Faber: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. E’ proprio il caso di dirlo.

Tanto per darmi ancora più fastidio, poi, Karen Swan, l’autrice, dopo aver mollato il lavoro come giornalista di moda (anche per Vogue……..e ho detto tutto) e aver realizzato il suo sogno di diventare scrittrice, si é potuta dedicare a tempo pieno ai suoi tre figli nella sua casa che “si affaccia sulle splendide scogliere del Sussex” (nota biografica in copertina. Grrrrrr! Questa donna mi sta rubando la vita che sognavo…).

Nel frattempo che ha fatto tutte queste belle cose, poi, spero l’autrice abbia imparato anche a scrivere (Karen, non me ne volere…ma potresti guadagnarti la bella vita che fai tirando fuori qualcosa di meno scontato dal cilindro e dalla penna).

Come mai tanto astio, vi chiederete.
Beh, tanto per cominciare…

PERSONAGGI BANALI: il cattivo é proprio un cattivone (senza sfaccettature, piatto), l’eroina è una fanciulla bellissima e buonissima, che Biancaneve in confronto è Angela Merkel, e io sono stanca di storie in cui la parigina è una ragazza elegante e ricercata (ma non esistono parigine sciatte???), la newyorchese è una donna manager, tutte sulla falsa riga di Carrie (nn esistono newyorchesi funkazziste???), l’inglesina è sempre molto shabby&chic…trito e ritrito.
La protagonista viene tradita nel peggiore dei modi da un marito che è praticamente Gargamella con la maschera del principe William. E che p…e pure con queste storie, c’hanno già pensato pellicole come “Sliding Doors” anni fa e “Una donna in carriera“, prima ancora, solo per citare alcuni esempi…diteci qualcosa di nuovo. Che alcuni uomini siano dei mostri travestiti da agnelli lo sappiamo tutte. Poi facciamo finta di dimenticarcelo, ok, ma lo sappiamo.

LO SPIEGONE: come definisco io i banali e triti e ritriti escamotage usati per introdurre un personaggio. Esteticamente: SI SPECCHIA, perdendo minuti preziosi ad analizzare la propria fisionomia. Come se ognuno di noi si svegliasse la mattina avendo dimenticato durante le ore di sonno i propri lineamenti e perdesse tempo ogni mattina prima di andare a lavoro per ricordare “come sono fatta”. Che barba. Oppure si incontra un collega che, non si sa per quale motivo, ci ricorda di cosa si occupa il nostro ufficio o cosa facciamo di lavoro (tanto per spiegare al lettore, che evidentemente è un deficiente e gli va spiattellato tutto così palesemente, il punto della situazione): “Sam, sai bene che la nostra missione è liberare il pianeta dalle scimmie urlatrici dopo che il dittatore Cattivus de Cattivis le ha aiutate a conquistare il mondo”. Certo che lo so, pezzo di imbecille, lavoriamo insieme da anni, vuoi che non sappia cosa facci ogni mattina?.
Ecco, questo libro è pieno di roba del genere.

FALSA UMILTÀ DELLA PROTAGONISTA STRAFICA

“Non vedeva l’effetto che i suoi jeans attillati producevano sugli uomini e del modo in cui i capelli svolazzavano morbidi sotto il cappello di lana o sulle donne che guardavano piene di desiderio la sua giacca all’ultimo grido”

“Kelly aveva avuto ragione sulle lezioni di kickboxing, non solo per gli effetti sulle sue cosce (gli erano sempre piaciute le sue gambe) ma anche per le braccia, le spalle e il punto vita”

Non si a voi ma a me le tipe che si lodano e si imbrodano da sole non sono mai piaciute, tanto più se poi fanno finta di non saperlo. Per altro una caratteristica delle donne comuni è quella di sentirsi grasse anche se pesano 35 kg e di preferire i capelli ricci se ce l’hanno lisci e viceversa. Secondo me un personaggio così attirerebbe più empatia…

Insomma, in una parola “thumbs down”, non ci siamo. Tuttavia credo che stavolta finirò di leggerlo perchè ho davvero bisogno di leggerezza. Certo, più leggero di così di vola ma ormai voglio proprio vedere come va a finire. Confesso, un po’ della mia cattiveria deriva dall’invidia per la scrittrice che ha avuto questo (sopravvalutato) successo ma sopratutto dal fatto che se hai scritto un best seller, figlia mia, buon per te ma almeno guadagnatela quella posizione i classifica.

E con questa recensione alla cicuta, partecipo dopo un po’ di tempo di lontananza al venerdì del libro di Home Made Mamma, dove troverete altri suggerimenti per le vostre letture.

 

15 thoughts on “Un diamante da Tiffany: più costoso che prezioso

  1. Accidenti che stroncatura.
    Capisco questa delusione, a volte capita “la fregatura”.
    Per fortuna ci sono anch libri leggeri e interessanti.
    Una mia amica – ricercatrice proprio in ambito letterario – dice sempre però che da ogni libro si riesce sempre a trattenere qualcosa di positivo, magari in questo caso è definir meglio il proprio senso di fastidio, che dici?

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  2. Mamma mia!!! Diciamo che non hai molto apprezzato questa lettura….o sbaglio??? 😉
    Romanzi leggeri ma carini ci sono, ma spesso purtroppo questo genere scade nel banale e nel fastidioso, come è accaduto in questo caso.
    Proprio adesso ho iniziato anche io un romanzo di evasione (ma di Sharon Krum) dopo un libro più impegnativo e mi auguro che non mi deluda come invece ha deluso te questo qui di cui parli.
    Buon weekend!!

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  3. Mi hai fatto venire la curiosità di sapere come va a finire! E un'altra cosa: chi c'è dietro la Swan? Dubito che si abbandoni un lavoro come quello di giornalista per Vogue senza avere un “aiuto” (leggi marito/compagno molto molto ricco) e dubito anche che si riesca a conciliare la fatica di scrivere un libro con la gestione della casa e della famiglia senza una baby-sitter/governante.

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  4. Qui c'è il positivo, in effetti, se lo vado a cercare….le storie alla Sex&TheCity alla fine mi fregano perché sono come favole, così lontane lontane….ti fanno sognare londra, Parigi, NY, vestiti che non potrai mai permetterti, lavori con posizioni di responsabilità che non coprirai…anche se scritto in maniera un po' troppo “tardo-adolescenziale” (e non credo fosse questo il target di riferimento…) la storia un po' ti fa sognare…..ma proprio a voler cercare il lato buono, eh! 😛 e comunque anche la mia prof. Del liceo diceva che i libri vanno letti tutti e che prima di criticare dovevamo leggere almeno una volta anche Harmony! Ecco, ora l'ho praticamente fatto!! :)))

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  5. è sicuramente una lettura da sotto l'ombrellone o da prato sonnecchioso. L'ho letto anche io ma poi non ne ho più presi di questa attrice. Meglio la Kinsella (leggera ma meno scontata, nella trama) o la Stefani Bertola, tutta italiana e ironica, che si legge meglio!
    A parte questo, ogni tanto uno stacca tra i saggi o altre letture più impegnative ci vuole!

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  6. Io adoro il genere leggero, non per niente amo Sophie Kinsella. E' raro che mi dia a letture “serie”. Amo sognare, mettiamola così. Ero davvero curiosa di leggere questo libro, che avevo trovato nei suggerimenti del sito: ilgiardinodeilibri. Ma dopo questa recensione, ho capito di cosa di tratta e non mi interessa più :-). Nell'ultimo anno ho comprato solo Ebook, poichè leggo con il tablet o con lo smartphone. I libri di carta non li compro da un paio d'anni, ma ciò non importa. Alla fine il risultato è lo stesso. Se è penoso, lo è di carta o elettronico. La prossima volta andrà meglio! se sapessi quante fregature ho avuto io da libri di cui sui siti ne parlavano benissimo (ovviamente!) e poi me ne son pentita amaramente di averli acquistati. Ecco perchè ora frequento una decina di blog di recensioni libri, così so a cosa vado incontro! e se per caso dovessi comprarlo, nonostante la brutta recensione, almeno ero stata avvisata! 🙂 Complimenti al blog, sempre interessantissimo! E grazie per la perfetta recensione. Bacionissimi. A presto!!

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  7. ehehe grazie per le belle parole, fanno sempre piacere <3
    comunque se ti piace il genere, io seguirei il consiglio di MammaAvvocato, qui sopra, lei di solito ci azzecca! Io questa Stefania Bertola la vorrei provare… su Wikipedia dice che “Ha pubblicato diversi romanzi che coniugano sentimento, umorismo e senso del surreale con risultati che possono ricordare la letteratura anglosassone chick lit per quanto riguarda il tono leggero e divertente, anche se ambientazioni e temi si discostano decisamente dai canoni di quel genere” sembra interessante!

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