Ciuccio: quando, come e perchè. Con Tata Francesca e #inviaggioconchicco

Da quando sono diventata mamma ho scoperto il DIVERTENTE mondo della competizione materna: “io ho allattato fino a 4 anni quindi sono meglio di te che l’hai fatto solo per 3 mesi”, “io ho smesso di allattare prima perché mica sono una vacca e tu sei malata a cercare morbosamente questo contatto”, “io allatto a richiesta quindi sono meglio di te che costringi quel povero pupo a rispettare ritmi non naturali”, “io allatto secondo orari precisi perché non voglio ridurmi ad essere un ciuccio umano come te!” Ecc ecc. ecc.
Noia.
Certe opinioni ho smesso di seguirle da un po’ ma hanno creato non poca confusione in una neo-mamma come me. Dopo aver dubitato di me stessa (e vabbè, sarebbe anche normale e sano), aver avuto qualche giorno di atteggiamenti schizofrenici (“allora, fammi capire…lo coccolo e lo porto con la fascia, poi lo lascio piangere per un bel po’ così impara ad auto-regolarsi…lo allatto una volta a richiesta e poi aspetto l’orario della poppata prestabilito…stanotte dorme con noi, domani solo al buio e guai se si lamenta…oppure no…dorme con me e suo padre dorme solo, al buio e guai se si lamenta…no, aspetta…non era così….com’era?!?!?“) ho capito che OGNI MADRE SA COSA É MEGLIO PER IL PROPRIO BAMBINO. 
Faccio questa premessa perché lo scorso venerdì, a Roma, allo store Chicco di Cinecittà Due, si è parlato di suzione, nelle ore precedenti noi blogger abbiamo lanciato il tema: ciuccio sì o ciuccio no? 
Come in tanti altri casi, sono partite considerazioni lucide da parte delle altre mamme del web, seguite però da commenti in cui mamme pro e contro ciuccio si sono lanciate le solite frecciatine in cui “io sono migliore di te perché…”.
Ecco, uno dei punti caldi dell’incontro è stato proprio questo tema: ma le mamme che usano il ciuccio sono davvero così pessime? sono cattive mamme? Ovviamente si è levato un coro unanime: NO. Facile. In teoria.
Eppure questa è la sensazione che ho avuto spesso sulla mia pelle o leggendo in giro. 
Devo dire che tra la mia cerchia di amiche il ciuccio va per la maggiore: “Il primo figlio non l’ha usato e ora dovrà mettere il ferretto, il secondo l’ha usato e ha denti perfetti!”. “Ma quali traumi, gli abbiamo raccontato che il suo ciuccio l’aveva preso Babbo Natale e lui si è sentito ONORATO e non ha avuto problemi a dimenticarlo”. 
Come al solito, la via giusta sta nel mezzo. 
Ma qual’è questo “mezzo”? 

Ce ne ha parlato lei, Tata Francesca (lo confesso?!? Ok…ero un po’ diffidente su di lei, in tv non capivo se mi piaceva o meno…ora lo so: mi piace, dai!), accompagnata da Barbara, la competente referente dell’Osservatorio Chicco, che ha spiegato l’uso del ciuccio da un punto di vista più tecnico che educativo. 
Qualche mamma sul web ha obiettato (giustamente): bella trovata, un evento organizzato dalla Chicco che vuoi che ti dica?!? Sarà un ovazione a ciucci e tettarelle. Lo pensavo anch’io, mi ero preparata a una sorta di incontro in cui ti parlano dei rischi delle allergie per poi venderti l’aspirapolvere. Invece l’analisi è stata lucida.
……non fa una piega! Eppure per fortuna abbiamo scampato il pericolo, l’analisi sui pro e contro è stata obiettiva, sopratutto si è parlato di come non abusare e come abbandonarlo…
Si è parlato di SIDS, tra le altre cose: il ciuccio previene questa terribile sindrome? Secondo studi americani sì. In Italia, come ha fatto notare Micaela (Le M cronache), “c’è chi dice no”. Eppure, ci spiegano, il ciuccio evita che il bambino entri nella fase di sonno profondo, quella più pericolosa, perché ciucciando rimane spesso in una sorta di sonno più leggero. Ergo, sì, il ciuccio aiuterebbe a prevenire la SIDS. Tanto che la stessa Tata Francesca racconta che questo è stato uno dei motivi per cui ha optato per il ciuccio con sua figlia.
Come accennavo prima, ciò che è emerso è che non c’è una via giusta e una sbagliata ma che ogni madre sa come regolarsi a seconda del bambino che ha davanti e non spetta a nessun altra madre giudicare. 
Un argomento che mi è sempre molto caro.
 Il resto degli aggiornamenti potete trovarli su Twitter seguendo #inviaggioconchicco.
Grazie a Supermamma per avermi seguito e commentato durante la diretta dell’incontro.
Da una blogger come lei è sempre un piacere ❤ 
Una regola che dovrebbe essere abbastanza dettata dal buon senso è: usare il ciuccio quando serve. Ascoltare il pianto del bambino per capire se è un capriccio o se vuole dirci qualcosa e non usare il ciuccio solo per zittirlo. Ora, so che questo può risultare particolarmente difficile nei momenti in cui, ad esempio, si è impantanati nel traffico e il bimbo si annoia o non ce la fa più di stare seduto sul suo seggiolino e il ciuccio lo può consolare ma è sempre Tata Francesca a rispondere a questo esempio: magari si può far ascoltare della musica o cantare per far sentire la voce della mamma. 
In ogni modo anche la necessità del bambino di suzione, necessità istintiva e naturale, va assecondata.
Come capire quando e come allontanare il ciuccio dal bambino?
In generale, ci dicono, sarebbe buona norma togliere il ciuccio nel periodo compreso tra i 24 e i 36 mesi ma cosa ancora più importante è farlo quando il bambino ci fa capire di essere pronto. Ci sono bambini che decidono da soli di non averne più bisogno e altri che vanno accompagnati (magari togliendoglielo 5 minuti in più ogni giorno…) ma arriva il momento in cui il bimbo da segni di voler ricercare la sua autosufficienza ed è quella l’occasione da cogliere al volo. 
“Non vedo in giro ragazzi di 18 anni con il ciuccio”, ha ironizzato Francesca Valla, “perciò credo che arrivi per tutti il momento dell’abbandono!”.
Importante è anche accompagnare l’atto con un rito di separazione: magari sotterrando il ciuccio in una scatola, con una letterina scritta insieme da mamma e figlio (non so dove ho letto che qualcuno ci ha piantato sopra dei semini, così la piantina cresciuta sarebbe stata agli occhi del bimbo come la “pianta del ciuccio” e l’ho trovata una bella idea).
C’è chi inventa favole, come Micaela, appunto, che ha usato la storia delle fatine con la femmina e del lupo famelico con il maschietto, in ogni modo le favole sembrano funzionare sempre. 

Qualche altro consiglio pratico?
Beh, ecco alcune dritte di Tata Francesca…
1. Non tenere il ciuccio a portata di mano: se lo vedono lo vogliono!
2. Avere più di uno, per evitare che si attacchino a un oggetto in particolare, che si può rovinare o perdere e cosa inventarsi a quel punto?
3. Non usare il succhietto come “tappo”: ascoltare cosa vuol dire quel pianto
4. Non usare zucchero o miele per incoraggiare l’uso del ciuccio a un bambino che non ne vuol sentire parlare. Io confesso di averci provato mezza volta, usando il miele rosato e pensando di aiutare in una botta sola anche i denti e il mio l’ha sputato più lontano di prima, per fortuna. Così non c’ho più riprovato…
5. Alcuni ospedali potrebbero indicare il ciuccio come elemento indispensabile per la valigia da portare con sé il giorno del parto. Ma non è necessario, serve più che altro a loro, semmai, per poter gestire 40 pupi urlanti   
6. Se la notte il bimbo lo sputa (il mio lo fa sempre) non rimetterglielo in bocca per forza 
Sono stati sfatati anche alcuni dei soliti miti, tra cui il più importante: 

– Il ciuccio non farebbe male ai denti: questa credenza è figlia dei vecchi ciucci “a ciliegia”, come ci spiega la rappresentante dell’Osservatorio Chicco. Ora i ciucci hanno un verso studiato apposta per il palato, sono divisi per fasce di età per rispettare la suzione, che cambia prima e dopo la dentatura

Insomma, una bella chiacchierata, sopratutto considerando il fatto che insieme a me e a Micaela, c’era anche la dolcissima Alessia di Mammachegioia. A breve anche lei ci dirà la sua sulla giornata trascorsa insieme. E’ sempre bello incontrare dal vivo altre blogger che di solito segui. In questo caso, poi, sono anche più “gagliarde” di come sembrano! 🙂

Ok, lo ammetto…..mi sono fatta anche autografare una copia del libro di
Francesca Valla, “E’ facile fare la mamma…se sai come si fa”,
però posso giustificare questo mio atto tardo-adolescenziale con il fatto
che a breve potrò dirvi com’è 🙂

Pablito & I con la nostra bella maglietta dal sapore vintage regalataci da Chicco come
ricordo della giornata ❤ bella coppia, vestiti uguali!

4 pensieri riguardo “Ciuccio: quando, come e perchè. Con Tata Francesca e #inviaggioconchicco

  1. ah ah ah mi hai fatto morire dal ridere con l'introduzione …bnellissimo post, molto utile…io con Stella, mia figlia, l'ho usato da quando aveva 4 gg fino ai suoi 2 anni e 11 mesi…Da ormai due anni lo usava solo per addormentarsi…(infatti sto vedendo i sorci verdi anche adesso) però avevo paura che le arrecasse dei danni all'arcata dentaria…quindi siccome qui a BG si festeggia Santa Lucia il 13 dicembre, le ho detto che la Santa quest'anno le avrebbe portato i giochi, ma si sarebbe portata via il suo ciuccio da regalare a qualche bimbo più piccolino (bleah…)…e lei ha accettato di buon grado. Non l'ha mai chiesto indietro… Però se vuoi apriamo un capitolo a parte su come si addormenta adesso che non ha il ciuccio…. arghhhhhhhhhhhhhhhhhhh

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  2. Non è tanto il come (leggiamo una…cioè due…anzi tre favole) è il quanto…prima con il ciuccio le raccontavo una storia o le cantavo una canzone e si era già addormentata…ora vuole che entri nel letto con lei…e dopo tre storie è ancora sveglia…alla fine mi addormento io e lei è ancora lì che parla e parla e parla….

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  3. Siete bellissimi!
    Noi abbiamo un pò forzato il nano a prenderlo (senza miele) quando soffriva di coliche (dopo il primo mese) e pativa la macchina però devo dire che lui lo limita all'addormentamento, poi lo sputa, e alle situazioni di distacco, oltre che in auto.
    Mentre gioca o altro gli chiediamo di metterlo via e lui lo ha sempre tolto e quando paralc on il ciuccio fingiamo di non capire, così lo posa da qualche parte pur di farsi comprendere!
    Io ho sempre pensato meglio il ciuccio che il dito, come facevo io, che alla fine ho sostituito il dito con il mangiarmi le unghie e non riesco a farne a meno neppure ora!!!

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