“Il padre infedele”, pugno allo stomaco che aiuta a riflettere

“Il padre infedele” di Antonio Scurati, un libro scoperto grazie a Mamma Piky 

Mi sorprende molto non averne parlato prima, visto che questo libro l’ho letto ormai da un bel po’ e mi è piaciuto parecchio.
Non solo per la tematica, ma anche per lo stile dell’autore, che confesso di non aver conosciuto prima.
L’ho scelto perché il tema “rapporto di coppia post-figlio” mi era (e mi è) molto caro. Come spesso accade, mi sono rifugiata nelle pagine per avere risposte a una domanda che torna spesso nella mia vita: “Capita solo a me?”.

Certo, ringraziando il cielo io e mio marito non abbiamo i problemi che allontanano così radicalmente il protagonista del libro e sua moglie ma sicuramente dall’arrivo di P. il nostro rapporto di coppia ha subito parecchi colpi bassi, arresti, frenate brusche…il tempo per i nostri romantici weekend fuori porta era finito, così come le cene romantiche, perché anche se i miei genitori ci aiutano molto spesso le cene stesse si sono ridotte in continui sguardi al cellulare per vedere se è tutto ok a casa, “il conto per favore” per arrivare prima che P. (oppure suo nonno….) si addormenti, che poi magari lo svegli al rientro ecc ecc
Non solo, stanchezza quando ti sdrai in quel letto, solitamente carico di passione, dopo una giornata tra poppate o capricci, file dal pediatra, preoccupazioni per una febbre improvvisa…insomma, non ve lo devo dire io. Lo sappiamo tutte!  Certo, c’è sempre stato un forte amore a sostenerci ma spesso mi sono sentita in colpa per essermi girata dall’altra parte nell’unica sera in cui il bimbo era andato a dormire presto. Così è stato bello leggere il punto di vista maschile, per altro descritto con uno stile intenso, cinico ma anche poetico, brutalmente realistico ma anche un po’ sopra le righe, così lontano dalla nostra realtà. Mio marito non somiglia per niente al protagonista però credo che ci siano punti in cui tutti gli esseri umani si somigliano e non solo gli uomini.
Anche per me è stato difficile approcciarmi con lui, nell’intimità, nel momento in cui mi sentivo più goffa, gonfia, panciuta (e non c’ero davvero abituata!) e per quanto sapessi che lui era lì per me, che mi amava e voleva così com’ero, forse ero proprio io la mia “nemica”, in questo senso. Ero io a mettermi dei paletti, a non lasciarmi andare.
Un libro che secondo me dovrebbero leggere padri e madri ma anche, come dice Piky, coppie che stanno valutando la possibilità di avere figli.
Perché davvero la maternità/paternità non è solo rose e fiori, non ci sono solo momenti teneri e coccolosi sul lettone e un bebè che unisce la coppia.
Anzi, almeno i primi tempi quei momenti secondo me sono davvero rari.
Per non parlare delle mogli esaurite da padri che sembrano non accorgersi della fatica che una madre deve sopportare (inutile dire il contrario, per la maggior parte dei casi è la mamma ad accollarsi gran parte del peso, magari con un sorriso…e penso sia naturale).
Perciò ho visto con i miei occhi coppie rovinate da papà che non capivano che se il bambino ti piange a 10cm dal viso e la mamma sta sbroccando tra fornelli, biberon e rigurgiti, FORSE puoi occupartene tu invece di stare sul cellulare come un adolescente. E le ho viste perdere stima per il loro uomini per questi motivi, che futili, piccoli, innocenti all’occhio distratto, si traducevano in freddezza una volta sotto le coperte.
Ok, io non c’ero in quelle stanze (ci tengo a precisarlo, prima di sembrare una delle assistenti del dr. Master in “Master of Sex”!) però ero abbastanza intima da sentire i loro racconti.
Oppure madri perdere in sala parto il loro fantastico “ruolo” di donna/compagna per diventare mamme al 100% come se questo significasse non avere più tempo per un bacio, una carezza, anche solo una parola dolce al tuo lui.
I casi da analizzare sarebbero troppi, quasi sempre ogni campana ha le sue ragioni. Scurati in questo libro ci mostra una di quelle storie che potremmo avere intorno o che potrebbe essere la nostra, se non stiamo ben attenti a tenere acceso quell’amore che, oltretutto, sarà anche un esempio per i nostri figli.
“Sono padre, non posso perdere la fede, e perciò mi prostro di nuovo, volentieri, ai piedi del futuro.
Che cosa ricorderà di me mia figlia?
Le lascerò la mia collera, sempre sorgente quanto abbattuta, le mie patetiche, inconcludenti notti di caccia, il mio non aver saputo amare sua madre nel modo in cui lei avrebbe voluto? Le lascerò il piccolo dramma di un uomo cui non riusciva, per quanto si sforzasse, di conciliare la fedeltà del padre con la fedeltà a se stesso?
Forse sarà tutto più semplice, più lieve, più sereno. Forse mia figlia (…) ritroverà il ricordo di un uomo gentile e della sua bambina amatissima che siedono fianco a fianco sullo stesso muretto basso, a contemplare, sorbendo lei il suo succo di frutta e lui la sua sigaretta, la ruspa che demolisce un grande edificio per poi ricostruirne uno più grande e più bello”

4 thoughts on ““Il padre infedele”, pugno allo stomaco che aiuta a riflettere

  1. Mi sono persa il post a cui fai riferimento ma mi basta aver letto il tuo per capire la delicatezza dell'argomento – soprattutto per chi si trova in questa specifica situazione – e per apprezzare il suggerimento.

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  2. Terrò presente senz'altro questo suggerimento di lettura, visto che so di essere in sintonia con te e mi fido delle recensioni di mamma Piky.
    Grazie!
    Certamente la coppia risente tantissimo della maternità. Come tutte le prove ed i grandi cambiamenti della vita, possono unire o sperare e non è sempre facile neppure accorgersene.

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  3. La coppia dopo il parto secondo me ha due strade davanti: o muore o si rimbocca le maniche e rinasce. Se si cerca di portare avanti quel che era prima senza accettare i cambiamenti, anzi ignorandoli e facendo finta che non ci hanno scosso, si rischia grosso. Capire che siamo noi i primi a dover modificare il nostro rapporto, a dargli nuovi spunti e una nuova gestione, aiuta a superare la “crisi”, inevitabile che ci sarà.

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