Come ci si sente dopo il parto? La mia esperienza e la nostra #storiadiprotezione

Camici bianchi, codice rosso, pareti grigie, cielo azzurro che ancora si vede dalle finestre: ero in ospedale e il parto non stava decisamente andando come avevo immaginato fino ad allora. Niente, a dire il vero, stava andando come avevo previsto (qui il racconto di come sono andate le cose, per chi se lo fosse perso). Me l’avevano detto eh, intendiamoci. Al corso preparto, il gruppo delle mie amiche già madri, i libri che avevo letto, quelli scritti dagli esperti. Eppure una parte di me continuava a ripetersi che a ma non sarebbe accaduto.

Ricordo il giorno della sua nascita soprattutto per il dolore che ho provato, la paura, lo smarrimento. Poi è arrivato quel cesareo di urgenza e alla fine lui. Non ho avuto modo di stringerlo a me, come credevo, me l’hanno portato subito via dopo avermi fatto appena intravedere quella palletta grigia e arrabbiata che piangeva forte. “Questo è suo figlio, è nato alle 18,06”, mi hanno detto. Stop. Poi il sonno, mi sono addormentata mentre ancora i medici si davano un gran da fare sulla mia pancia.

Solo dopo alcune ore che sembravano interminabili ho potuto vederlo. Ma anche in quel caso, oltre a pensare che era un bel bambino ed era in salute, la mia prima preoccupazione è stata quella di allattarlo il prima possibile, farlo attaccare a quel seno che rifiutava. Ansia da prestazione, non stavo rispondendo al mio primo ruolo di madre, ovvero nutrirlo. I giorni in ospedale ero più concentrata su quell’aspetto che sulla mia creaturina.

Poi, finalmente, a casa. Ed è lì che è nato davvero mio figlio. E’ lì che è nata la mamma che è in me.

Durante il corso preparto di yoga, la mia (bravissima) insegnante ci aveva spiegato l’importanza dei primi 40 giorni di vita del bambino, di quanto fosse essenziale che in questo periodo intorno a lui ci fosse soprattutto l’affetto della mamma e, ovviamente, del papà, senza troppe interferenze dal mondo esterno. Ecco: è proprio durante la prima occasione in cui siamo rimasti soli che è accaduta la magia. Prima mi chiedevo come mai non avessi provato quell’amore smisurato di cui mi avevano parlato. Forse non ero portata per fare la madre?

Niente di tutto questo. Mio marito a fare commissioni, i nonni finalmente a casa a riposare un po’ e così solo io e lui. Sul lettone. Penombra nella stanza e tepore e le sue manine intorno alle mie. Ricordo di essermi sciolta in un pianto di felicità dolce, silenzioso, mentre lui dormiva. Era la mia perfezione, era la cosa più bella e giusta che avessi mai fatto, forse l’unica. Non ho mai amato me stessa quanto ho amato lui in quel momento e non riuscivo a capacitarmi che proprio io fossi riuscita a creare quel piccolo miracolo (lo zampino di quel marito dolcissimo c’era, senza dubbio…).

Come ci si sente dopo il parto?
Noi tre finalmente insieme, lontani dalle luci dell’ospedale,
da parenti, amici, infermieri e rumori: è nata una famiglia…

Io che ho sempre avuto le parole per dire qualunque cosa, per la prima volta non riuscivo a razionalizzare. Anche ora non riesco ad esprimere pienamente quell’esplosione di sentimenti che ho avuto. Quello che provavo non aveva niente a che vedere con il mio concetto di felicità, era semplicemente di più. E non lo dimenticherò mai. Per questo voglio tranquillizzare ogni neo-mamma che si ponga i miei stessi problemi: per qualche donna l’amore arriva subito, appena posa lo sguardo sul suo cucciolo, per altre arriverà dopo, ma arriverà, ve lo assicuro. Non siete sbagliate, non siete imperfette. Ciascuna ha la sua strada, ha il suo parto più o meno sofferto o travagliato e il suo bambino. Tutto si sistema da sé come tasselli del puzzle più incredibile che possiate immaginare, fatto di colori che neanche sapevate che esistessero. L’unico consiglio che ho, alla luce della mia esperienza, è: non fate come me, provate a godere del momento, che non tornerà più e va vissuto con serenità, per quanto possibile.

Ma ciascuna ha la sua storia, come dimostrato dal video realizzato dalla Pampers per la campagna #storiadiprotezione, che riporto qui di seguito. Un video che conferma come ogni mamma abbia la sua esperienza tutta diversa da raccontare e il suo modo di occuparsi del proprio piccolo. Chi prima chi dopo, tutte impariamo abbastanza alla svelta a preoccuparci della sua salute e della sua igiene e il cambio del pannolino è uno dei primi compiti che impariamo ad affrontare. Se ce l’ho fatta io, che non mi ero mai occupata di neonati prima di quel momento, può farcela chiunque! Tra l’altro, a proposito di neo-mamme, sul sito della Pampers ci sono tante informazioni utili per chi è alle prime armi, consiglio di dare un’occhiata.

Cito con piacere la Pampers e il suo video perché è un marchio che mi ricorda quei giorni lì, in cui man mano aprivo gli occhi su quanto stava accadendo. Questi, per esempio, sono due scatti fatti poco dopo la nascita di P., tre anni fa. Immagini che non voglio dimenticare mai, le sue piccole gambe cicciottose che sbucano da un pannolino a pois. Lacrimoni per me.

Non solo: da quando è nato P. mi sono sempre dovuta occupare, come tutte, di proteggere la sua salute e lui tende ad avere la pelle molto irritabile, come i suoi genitori. Ha avuto problemi con altri pannolini (bollicine, rossori ecc.), anche ultimamente. Con i Pampers mai. Tra l’altro (posso dirlo senza sembrare matta?) ultimamente stiamo cercando di convincerlo a passare alle mutandine e al vasino e quando mi cade l’occhio sui suoi pannolini mi prende un po’ di malinconia. Ho sempre sognato il giorno in cui avrei potuto fare a meno di girare con kg e kg di pannolini, creme e salviette per il cambio, ma ora mi sembra che il tempo stia correndo troppo in fretta e questo passaggio è difficile non solo per lui…ma anche per me, mamma un po’ troppo romanticona

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