#MeAtMyBest: organizzare la casa riempiendola di felicità secondo il metodo Konmari

Ve l’avevo promesso: sarei tornata a parlare più dettagliatamente della mia “campagna” #MeAtMyBest, cercando di condividere qui sopra i progressi e le scoperte fatte durante il mio tentativo di raggiungere obiettivi S.M.A.R.T (Specifici, Misurabili, Attuabili, Realistici e definiti nel Tempo) entro la fine dell’anno. Così eccomi qui a parlare di un libro che mi ha aiutato, come immaginavo, non solo ad organizzare meglio gli spazi di casa, ma anche a vivere più serenamente circondata dagli oggetti di uso comune che più mi trasmettono felicità. o qualcosa del genere.

Sì, perché l’ottimizzazione degli spazi a mia disposizione a casa è uno dei miei punti dolenti, su cui sto cercando di lavorare. Soprattutto visto che, da freelance, la casa è il posto in cui passo la maggior parte del mio tempo, quindi ben venga la felicità in ogni angolo, se possibile. Senza scomodare il feng shui, sono convinta che avere intorno a noi uno spazio ben organizzato, composto principalmente da pochi elementi utili, ma che trasmettano anche gioia, possa aiutarci/aiutarmi a vivere meglio non solo la dimensione familiare, ma quella professionale e creativa. Ma procedo con ordine…

Marie Konmari Kondo
Marie Konmari Kondo, img tratta
da Facebook

Marie Kondo e il suo famoso Metodo Konmari: “96 lezioni di felicità” è il libro con cui la famosa scrittrice giapponese specializzata in manuali di economia domestica è tornata alla carica, nel 2016,  nella sua battaglia contro caos e disordine. L’autrice, infatti, è stata già resa nota a livello internazionale per il suo libro Il magico potere del riordino (tre milioni di copie vendute nel mondo e tradotto in ben 30 paesi, tanto per intenderci), ma non contenta ha voluto regalare alle sue “adepte” sparse per tutto il mondo nuove perle di saggezza circa l’organizzazione di casa, il decluttering e, in generale, i modi per rendere la nostra casa non solo più pulita e ordinata, ma anche più accogliente. Un luogo, insomma, dove poter essere circondati di felicità.

L’autrice, infatti, non si limita a consigliare di prendere e buttare via tutto, come in un primo momento si sarebbe portare a credere, ma invita anzi a conservare anche quegli oggetti forse meno utili o che magari piacciono solo a noi (vedi eventuali e improbabili collezioni di pupazzetti di varie dimensioni e materiali), dando loro, però, la giusta collocazione. Se amiamo quegli oggetti al punto di non potercene separare, perché poi relegarli in qualche scatolone o nel caos, confusi in mezzo a tante altre cianfrusaglie? Pochi ma buoni, insomma, e tra gli esempi citati, per dire, ci sono state anche sue clienti che hanno creato “tendine della felicità” semplicemente attaccando uno accanto all’altro dei cordini porta badge che amava tanto, ma che, sparsi in giro per casa, creavano solo confusione.

metodo konmari marie kondo libro
Fiocchetti o collanine che vi trasmettono felicità? Possono
essere usate per adornare le stampelle o appese nell’armadio

Ok, a primo impatto verrebbe da pensare che la sig.ra Marie Kondo sia un po’ fuori di testa, soprattutto quando invita a buttare i martelli, se non ci trasmettono felicità, e ad attaccare chiodi, all’occorrenza, con le padelle. Oppure quando suggerisce di ringraziare abiti, accessori e oggetti di uso più o meno comune prima di buttarli via, rendendo così onore ai “servigi” che ci hanno reso fino a ieri. Ma, si sa, la cultura orientale è sempre piena di aspetti eccentrici che però, da un lato, effettivamente aiutano a vivere meglio nel quotidiano. Comunque non è detto che i lettori debbano fare altrettanto, anche se (vi avverto) forse anche i più scettici saranno portati a farlo spontaneamente.

Comunque non ho ringraziato il mio maglione comprato a Londra da Primark e mai più usato per diverse stagioni, ma ammetto che, nel buttarlo nel sacchetto per le donazioni, ho ripensato con un sorriso a quella vacanza, alle passeggiate per i vialetti di Kensington Gardens e a quel meraviglioso dolce alla cannella mangiato accanto a Convent Garden. Ma a parte un po’ di nostalgia, sapevo che era il momento di dirci addio. Il gilet di pelliccia sintetica no, non sono riuscita a salutarlo, io e lui abbiamo passato alcune delle serate londinesi più belle della mia vita, quindi no. Ma devo ammettere che questa antropomorfizzazione mi ha fatto anche un po’ paura. Temevo di offendere sorpresine Kinder e t-shirt solo perché stavo loro dicendo che la nostra storia era finita. Mi sono lievemente preoccupata per la mia sanità mentale…

metodo konmari armadio marie kondo libro
Come dovrebbe essere organizzato l’armadio
ideale secondo il metodo Konmari

E se proprio quel maglione non riusciamo a buttarlo perché, effettivamente, ci rende felici, ma neanche lo usiamo più per uscire, visto che ormai non ci calza più a pennello come prima o magari è fuori moda, perché non usarlo per le giornate in casa, invece di sfruttare la solita vecchia felpa che ci fa sentire sciatte? Insomma, tutto procede un po’ così. Il valore affettivo più di quello commerciale: il coprispalle che vi ha regalato vostra cognata (e che non avete mai messo, domandandovi più volte come le sia venuto in mente) andrebbe gettato (o meglio ancora donato in beneficenza o venduto al mercatino dell’usato) anche se è stato pagato molto e ha ancora l’etichetta attaccata, mentre la tazzina da caffè da due lire e sbeccata che vi ricorda i pomeriggi passati a chiacchierare con vostra madre o vostra nonna potrebbe diventare un contenitore per anelli o orecchini, per esempio, da tenere in un cassetto dell’armadio o del comodino, ma comunque vicino a noi.

Unire l’utile al dilettevole, la felicità con la praticità. Sono molti i consigli su come sfruttare scatole o sciarpe che non usiamo più ma che potrebbero tornarci ancora utili per l’organizzazione. Nel mio caso, ad esempio, avevo due pochette quasi mai usate, ma che mi ricordano un’estate al mare con gli amici e un viaggio a Parigi, e per non buttarle le ho riciclate come contenitori di forcine e elastici per capelli, così evito di trovarmeli ovunque in giro (tra un po’ anche nel frigo), ma al tempo stesso provo più piacere di prima nell’aprire il cassetto del bagno in cui ho deciso di conservare il tutto.

Considerazioni finali:
La trovo una lettura utile: finora mi sono occupata dei vestiti (approfittando anche del cambio di stagione che avrei dovuto affrontare), komono (ovvero oggettistica varia tra cui anche libri, cd, accessori da cucina e prodotti di bellezza) e giocattoli di mio figlio. Cucina e bagno sono molto più allegri, gli spazi sfruttati meglio, anche se ora non rimane che far capire a mio marito dove sono finite le varie cose che cerca in giro per casa, ma pian piano ce la sta facendo a star dietro alla mia nuova mania e, anzi, apprezza la novità. Ho seguito i consigli dell’autrice, che a volte sembrano un po’ folli per noi occidentali medi, ad esempio riempire i cassetti come ideali scatole di cioccolatini  o piegare “in verticale”. Così:

marie kondo metodo konmari cassetti
marie kondo metodo konmari cassetti
Foto tratta da Facebook

Suggerisco di approfondire leggendo il libro in questione, ma diciamo che, per quanto riguarda il metodo per piegare i vestiti, la cosa va più o meno come suggerito da questi schemi:

Devo dire che in poco tempo ci si prende l’abitudine e in effetti il molto spazio risparmiato e l’effetto visivo colorato e allegro valgono il lavoro speso, anche se all’inizio potrebbe risultare un po’ ostico piegare in verticale, soprattutto per i vestiti con tessuti scivolosi. I capi che proprio non stanno “in piedi” o quelli troppo ingombranti, come i maglioni, possono essere piegati orizzontalmente. Eppure la Konmari sembra riuscire a piegare in verticale qualunque tipo di materiale. “Forse dipende dall’ammorbidente che usano in Giappone…”, ha suggerito ironicamente mio marito.

Lati negativi:

Per chi ha già letto il “Magico potere del riordino” alcuni concetti potrebbero risultare ripetitivi, ma diciamo che se nel primo libro tutto viaggiava filosoficamente lento e il lettore sentiva di poter passare del tempo abbracciando i pullover per capire se poteva oppure no disfarsene, ora è tempo di passare agli aspetti più pratici.

Certo, i consigli della scrittrice sono utili, ma occorre sempre adattarli alle proprie esigenze, altrimenti diventa una costrizione e viene meno tutto il potenziale di felicità. A mio avviso, ma anche stando alle stesse parole della Kondo, se proprio non vi va giù un certo metodo per dividere gli accessori o  piegare i vestiti, sentitevi liberi di farlo come preferite, fermo restando i principi base indicati dal libro, che sono:

Lezione numero 1: le sei regole fondamentali del riordino

1. Prendetevi l’impegno di riordinare
2. Delineate il vostro ideale di vita, ossia pensate al tipo di casa in cui amereste abitare o a come vorreste viverci
3. Per prima cosa finite di buttare via. Il segreto per riuscire a riordinare sta nel finire prima di buttare. Solo quando avrete scelto cosa conservare e cosa scartare potete decidere dove riporre le cose perchè solo allora avrete un’idea precisa
4. Riordinate per categoria non per collocazione. Uno degli errori più frequenti sta nel voler riordinare stanza per stanza. L’approccio giusto invece è rioridinare per categoria
5. Seguite l’ordine giusto: vestiti-libri-carte-komono-ricordi
6. Chiedetevi se vi rende felici. Seguite il famoso criterio di tenere solo quello che irradia felicità. Ricordate che non dovete scegliere cosa scartare ma cosa tenere. Concervate solo cio’ che vi fa battere il cuore. E quando eliminate qualcosa che non vi rende felici, non dimenticate di ringraziarlo prima di dirgli addio. (è il famoso metodo KonMari)

Lezione numero 2: Riordinare significa fare i conti con voi stessi; pulire significa affrontare la natura

Riordinare e pulire sono spesso usati come sinonimi ma non è così ovviamente. si potrebbe dire che con il riordino ordinate anche la mente, mentre con la pulizia la purificate

Lezione numero 3: Se non sapete cosa vi ispira felicità, cominciate da ciò che è più vicino al vostro cuore Fate una pila di indumenti, scegliete i tre elementi che vi trasmettono più gioia. In tre minuti per decidere. E se avete dubbi procedete a dei confronti. Il metodo può essere applicato anche ad altre categorie. (fonte: Ansa)

E così torno a partecipare al venerdì del libro di HomeMadeMamma, oltre ad aggiungere un altro importante tassello al mio #MeAtMyBest di fine anno. Pian pano raccoglierò tutte le altre “puntate”, ma intanto potete trovare la prima qui.

7 thoughts on “#MeAtMyBest: organizzare la casa riempiendola di felicità secondo il metodo Konmari

  1. Interessante! IO ne avrei un gran bisogno ma ancora non mi decido, più che altro perché buttare i vestiti mi riesce davvero difficile, a meno che non siano rovinati o bucati. Quanto al libri, non li butterei ne' darei via mai!!!Prima o poi cercherò di leggere questo libro o il primo.

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  2. Ma…io avevo commentato! Il mio commento si è perso o è solo in moderazione? Comunque ora mi è venuta in mente una cosa: ma piegando così i vestiti, in verticale, magliette & co. Non si stropicciano tanto?

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  3. ahaha no, scusa, è stata colpa mia che non ho avuto tempo di moderare :))))) per quanto riguarda il discorso decluttering, in effetti con me ha sfondato una porta aperta (avrei voluto specificarlo nel post, ma già mi sembrava troppo lungo così…) perché dopo un passato da figlia unica attaccata anche agli scontrini e biglietti dell'autobus che mi ricordavano pomeriggi speciali, con vari traslochi ho imparato l'arte del “lasciare andare” le cose che effettivamente dovevano essere lasciate andare. Tanto poi molti ricordi stavano lì solo a deteriorarsi ed era più deprimente vedere l'effetto degli anni che non sapere di averli dati via in tempo per vederli ancora sani 🙂 per i vestiti è stato più facile che con gli oggetti…mi sono accorta che tenere solo quelli che mi piacevano davvero mi ha “costretto” anche a vestirmi come dicevo io e non lasciarmi andare. Parlo per me eh…la tentazione di mettere il solito maglione un po' infeltrito che mi tenevo da anni c'era, ma ora magari preferisco usarli per casa (visto che ho buttato le tutacce rovinate e macchiate) e per uscire sono “costretta” a mettere capi con cui, in effetti, mi sento più carina. Senza acchittarmi per andare al supermercato, per dire, ma magari una gonna semplice piuttosto che il solito paio di jeans rovinati per andare a prendere P. a scuola, quello sì 🙂 per i libri ti capisco pienamente. La Kondo fa notare che poi anche quelli che amiamo di più non li rileggiamo poi, effettivamente, e che quindi a parte i libri del cuore inseparabili, dovremmo darli al mercatino dell'usato o per i Book Exchange e così via. In effetti mi sono resa conto che a casa mia ci sono MOLTI libri da cui non mi separerò mai e poi mai, ma anche libri che non mi hanno lasciato chissà quale ricordo indimenticabile…allora in quel caso così faccio spazio a nuove sorprese 🙂 devo dire che un annetto fa sono andata nella soffitta dei miei a cercare dei libri che mi sarebbero serviti e ho visto in che stato era la carta, anche se abbiamo fatto di tutto per conservarli bene…e se da una parte la carta ingiallita ha avuto sempre il suo fascino, ho anche pensato che i libri sono fatti per essere letti, quindi sarebbe stato meglio condividere questa gioia con gli altri <3 ovviamente, ripeto, ci sono casi e casi. Alcuni volumi li porto anche in borsa se devo fare traslochi, perché ho paura di perdermeli ahahaha
    Per quanto riguarda la scelta di piegare in verticale, devo dire che ha lasciato perplessa anche me: lei però dice che si dovrebbe piegare in verticale tutto ciò che rimane “in piedi” anche senza il sostegno degli altri indumenti accanto e non è facile. Da qui la battuta di mio marito sull'ammorbidente ahahah
    Ovviamente le camicette no e neanche i maglioni più pesanti, ma per altri tipi di capi funziona e non li lascia stropicciati, anzi. L'unico problema sai qual'è?….che alla fine vedo il cassetto con tonalità di grigio, blu, rosa…..e se sono capi senza fantasie non riesco a capire di che indumenti di tratti ahahahahah ti giuro, non lo so spiegare bene…questa cosa infatti ha sollevato qualche polemica da parte di chi ha letto il libro, ma secondo me si risolve con la propria esperienza personale! Scusa la risposta lunga, ma ci tenevo a precisarlo, perché secondo me come metodo può essere davvero buono!

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