Dall’Asia all’Africa: i giochi dei bambini nel mondo. Come adottare a distanza i bimbi meno fortunati [INFOGRAFICA]

Ho parlato recentemente del senso di gratitudine che vorrei che mio figlio cominciasse a interiorizzare, anche se è davvero molto piccolo. Tra il gioco dell’ “albero della gratitudine”, storie che leggiamo insieme e il nostro buon esempio, spero tuttavia che qualcosa rimanga dentro di lui, anche a livello inconscio.

Penso sia ancora più importante il fatto che impari ad apprezzare le gioie di una quotidianità serena, visto il periodo storico in cui viviamo, in cui i tg rimandano le immagini di bambini in fuga dalla guerra o dai cataclismi naturali, bambini ridotti alla fame o rimasti soli al mondo. Ovviamente da quando sono diventata madre sono ancora più sensibile a quelle scene, vorrei stringere uno per uno quei bimbi, proteggerli, urlare a un nemico invisibile (tanto, troppo più grande di me) che deve smetterla. Invece il più delle volte rimango impietrita davanti alla tv. Un morso alla gola, un pugno allo stomaco e il solito quesito: cosa posso fare, nel mio piccolo, per cambiare tutto questo?

Il cuore mi si stringe ancora di più, se possibile, all’idea che quei bambini, che hanno dovuto affrontare prove inimmaginabili per molti adulti, possano avere ancora la voglia e la forza per giocare. Forse è proprio la fantasia che in parte può aiutarli a sopravvivere, portandoli lontano, in un mondo ideale dove sono calciatori della nazionale, serpenti che inseguono una gazzella, formiche che danzano, oppure un gatto che da la caccia a un topo.
Il gioco esorcizza, distrae, è la salvezza più immediata, e non servono macchinine, robot o mattoncini colorati. A loro bastano bastoncini di legno o sassolini e a volte neanche quelli: anche la sola presenza degli amici è sufficiente. A spiegarlo efficacemente ci pensa l’interessante infografica, che troverete qui di seguito, realizzata da ActionAid, che descrive i giochi più popolari tra i bambini di Asia, Africa e America Latina, ma anche alcune delle problematiche ancora legate al diritto all’infanzia.

 

In Guatemala, ad esempio, il 50% dei bambini soffre di malnutrizione, ma si gioca anche ad Acércate. In Bangladesh, dove si gioca a Phelhle, il tasso di morte per anemia tra i 6 mesi e il quinto anno di età è del 52%. Dati impressionanti riportati sull’infografica in questione, dove sono indicate anche le fonti di tali informazioni. In Zambia 1 bambino su 15 muore prima di raggiungere il primo anno di età, ma quelli che ce la fanno hanno comunque la stessa fantasia dei bimbi di tutto il mondo e si divertono a giocare a “Il serpente”.  Come si legge, sono ancora tanti i giochi conservati nel cuore di quei bambini, giochi che magari piacerebbero anche ai nostri figli.
Ho portato cibo e vestiti agli enti di beneficenza di zona che conosco, ho fatto donazioni “spot” quando è capitato, ma mi sento ancora impotente. Una soluzione alternativa può essere l’adozione a distanza nel mondo, che sto valutando insieme a mio marito e che, anzi, gli ho chiesto come regalo per Natale. Ma come muoversi? Cosa scegliere? Quali potrebbero essere i primi passi per ascoltare ciò che ci dice il nostro cuore?
Personalmente, ammetto di essermi affidata, in passato, principalmente a organizzazioni come Actionaid, che dal 1972, anno della sua fondazione, è diventata ormai un nome noto a livello internazionale per quanto riguarda le adozioni a distanza e la lotta alle cause della povertà. Sfruttando il potere del Web e dei social (che una volta tanto possono servire a qualcosa di buono…), ActionAid racconta spesso on line le storie di giovani che sono riusciti a trovare un futuro migliore, famiglie e madri che sono riuscite, grazie all’aiuto dell’organizzazione, a salvarsi dalla disperazione più cupa, ed è perché storie di questo tipo possano ancora avere un lieto fine che penso sia necessario continuare a credere nel lavoro di organizzazioni del genere.
Quasi sempre l’impegno economico di un’adozione a distanza è sostenibile, per molti sarebbe possibile poterselo permettere semplicemente eliminando qualche “sfizio” materiale che, si sa, non ci regalerebbe la stessa soddisfazione legata alla consapevolezza di aver aiutato una famiglia o dei bambini bisognosi.  Le nostre attività sono sostenute principalmente da privati cittadini che hanno scelto di adottare a distanza un bambino, si legge sul sito ufficiale, dov’è riportato anche: “Con l’adozione a distanza raggiungiamo oltre 170.000 bambini (…)Complessivamente, con il contributo dei nostri sostenitori, aiutiamo circa 5 milioni di persone. Insomma, l’invito che vi faccio con tutto il cuore è: pensateci, non solo perché il Natale si avvicina, ma perché questo è uno dei pochi mezzi che abbiamo per poter fare “la nostra parte”.

(Post nato dalla collaborazione con ActionAid)

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