Gubbio tra Natale e Capodanno: cosa fare e mete imperdibili

La prima volta che sono stata a Gubbio ero incinta, più o meno al sesto mese di gravidanza, pronta a festeggiare il Capodanno con amici che avevano uno o due figli a testa, di età compresa tra uno e 5 anni. Gubbio sotto Natale è ancora più magica, nonostante il freddo o forse proprio per questo. Poggiato sul fianco del Monte Ingino, l’albero di Natale più grande del mondo sovrasta benevolo l’intera cittadina: con una base di 450 metri, l’albero si estende per oltre 750 metri (circa trenta campi di calcio, come si legge sul sito www.alberodigubbio.com/). Le radici di questo albero, composto da corpi illuminati che regalano un effetto cromatico incredibile, affondano nelle mura della città per arrivare in alto, fino alla basilica di Sant’Ubaldo, il Patrono, che si trova in cima alla montagna. Altro punto di interesse da non perdere.

Ma non finisce qui: tra le strade acciottolate di Gubbio è facile finire in mezzo a un suggestivo presepe, composto di personaggi a grandezza naturale e curato in tutti i suoi dettagli. Un presepe dal sapore decisamente vintage, che regala sorprese ai bambini ad ogni angolo di strada.

 

Tornando alla basilica di Sant’Ubaldo, come dicevo vale la pena visitarla, anche se c’è un bel po’ di strada da fare. Le scelte sono tre: raggiungerla con una camminata di circa 40 minuti, optare per un breve tragitto in macchina, oppure usare una funivia. Io, soffrendo di vertigini e non potendo camminare così a lungo a causa del pancione, ho optato decisamente per la seconda opzione, ma c’è chi è stato più coraggioso di me ed è riuscito a caricare sulla funivia anche l’ingombrante passeggino, tenendo in braccio il piccolo.

Ad attendere dentro la basilica c’è la salma del santo, conservata in perfette condizioni nonostante la sua morte risalga al 1160. Non solo: noterete di manufatti imponenti, ovvero i famosi Ceri. Un tempo erano realizzati in cera, appunto, ma sono stati poi costruiti in legno a partire dal ‘500. Tali ceri, alti circa 4 metri e del peso di circa 300 kg, sono sormontati dalle icone di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio e sono i veri protagonisti della celebre “corsa dei Ceri”, che si ripete ogni anno, il 15 maggio (www.ceri.it).

Salma di Sant’Ubaldo
Uno dei ceri

Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, si tratta di una tradizionale corsa in cui i ceraioli, scelti tra i cittadini di Gubbio, dovranno a portare in spalla questi impressionanti manufatti, facendo in modo di mantenere inalterato tale ordine di marcia dei santi (Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio, appunto) per l’intera durata della corsa, che si conclude proprio sulla sommità del monte Ingino, nella basilica di Sant’Ubaldo.

Gubbio e le sue tradizioni e leggende, legate o meno ai santi o al cristianesimo. Come quella collegata ad un altro punto nevralgico della città, ovvero Corso Garibaldi, fulcro dello shopping eugubino e via dominata dalla statua di Sant’Ubaldo. Chi visita questa scultura, incorniciata in una nicchia barocca, potrà notare un piccolo anello di ferro qualche decina di centimetri sotto i piedi del santo. Tradizione vuole che questo aiuti a realizzare i desideri di chiunque infili un dito della mano destra nell’anello in questione, a patto però che non si parli a nessuno del desiderio espresso e che, una volta  completata tale tacita preghiera si percorra tutto Corso Garibaldi lasciandosi il santo alle spalle senza mai voltarsi verso di lui.

Statua di Sant0Ubaldo in Corso Garibaldi

In un altro lato della città è invece possibile, sempre secondo la tradizione, ottenere la “patente da matto” secondo un rito che affonda le sue radici nel lontano 1880 e che oggi consiste nel girare per tre volte intorno alla fontana del Bargello, la “fontana dei matti”, appunto. I matti sarebbero loro, gli abitanti di Gubbio, appellativo da che si sono guadagnati grazie alla fama di gente imprevedibile, sognatrice, idealista e quasi follemente legata alla storia della propria terra di origine. 

 
Per ottenere il titolo di “matti” pur non essendo abitanti della città è necessario che un eugubino, un autentico matto, battezzi l’aspirante cittadino onorario spruzzando su di lui l’acqua della fontana. Sempre, ovviamente, dopo che questo abbia compiuto tre giri intorno ad essa. La cerimonia si conclude col rilascio di un vero e proprio attestato, che deve essere richiesto all’associazione Maggio Eugubino da parte di un cittadino “doc”, previo un piccolo contributo all’associazione stessa (unica ad aver registrato marchio, testo e sigillo ufficiale di questo rito). Avremmo mai potuto, io e mio marito, perdere un’occasione del genere? Ovviamente no. Anzi, devo dire che non ci siamo fatti scappare nessuna tradizione e abbiamo visitato un po’ tutto, promettendoci di tornare in primavera, magari proprio in occasione della corsa dei Ceri. Staremo a vedere…

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